Roberto Mosi, Tre principesse francesi a Firenze
Sylvia Boucot e le sorelle di Napoleone, Elisa Baciocchi, Paolina Borghese, Carolina Murat - Editore Pontecorboli, Firenze.
E’ affascinante seguire le storie delle tre principesse sorelle dell’imperatore Napoleone, Carolina, Paolina ed Elisa, a Firenze e in Toscana, con lo sguardo di Sylvia Boucot che per trent’anni, in tempi diversi, fu al loro servizio come dama di compagnia, nella buona e nella cattiva sorte, secondo le straordinarie vicende del generale corso. Sylvia nella sua esperienza, unica, ha modo di raccogliere le confidenze delle tre donne, i racconti dei loro amori, la loro determinazione e il loro coraggio, i momenti dell’orgoglio per la famiglia di cui fanno parte, il rapporto con il potere, le angosce degli anni dopo la sconfitta di Napoleone, quando la famiglia dell’imperatore è proscritta, perseguitata dalle nazioni vincitrici. Firenze, con la sua storia, lo spettacolo del suo patrimonio d’arte, le sue bellezze, l’effervescenza della società di quel periodo, è fra i protagonisti del romanzo storico.
Roberto Mosi, “Amo le parole. Poesie 2017-2023”, Ladolfi Editore, Borgomanero. Prefazione Carmelo Consoli. Postfazione Giuliano Ladolfi
Commento di Giuliano Ladolfi dalla Posfazione al libro
«La poesia prende il posto / dei sogni»
Penso che la concezione poetica di Roberto Mosi sia chiarita dal seguente passo compreso in questa antologia: «Credo che sia possibile curarsi con la poesia, per vincere le paure, stati di sofferenza, per stringere sogni che passano in volo, per divertirsi. La voce della poesia arriva dal dentro, potente nelle ore della notte, debole e distratta il giorno. Porta sollievo,
se non guarigione, dolcezza di ricordi, sapori tenui di malinconia»… eratoterapia, senza dubbio. Bastano queste righe per depositare nel bidone dei rifiuti tutte le concezioni avanguardistiche e neoavanguardistiche.Il poeta, infatti, assegna la scrittura in versi alla dimensione umana e non a quella puramente intellettuale o linguistica.
Il titolo di questa pubblicazione, che raccoglie testi editi da 2017 al 2023, costituisce un’ulteriore conferma: Amo le parole. E non si può amare senza collocare questo sentimento nell’intimità dell’essere umano. Si ama quando tra l’individuo e l’altro-da sé scocca una scintilla destinata a incendiare il mondo. E ciò può avvenire con ogni tipo di realtà, che in questo caso si identifica con l’esistente, l’esistente che entra in empatia con il poeta.
Le parole poetiche per lui non sono flatus vocis, ma dichiarazioni d’amore che trasformano chi le pronuncia e chi le legge. Non si gioca sui significati quando il sentimento ha il sopravvento. E questo sentimento è contagioso perché non permette al lettore di essere indifferente di fronte alla bellezza di Firenze, alla sua storia, alla sua arte, ai suoi colori, alle sue vie, ai suoi palazzi. Anche chi la conosce trova in questi versi nuovi occhi per contemplarla non con lo sguardo dello studioso o del turista, ma con l’entusiasmo di chi la ama come si ama una madre amorevole e affettuosa.
E poi il sentimento si espande al mondo intero, anche a situazioni dolorose, come la guerra o come la devastazione climatica. Se «la poesia prende il posto / dei sogni», è fondamentale che a tutti sia concesso di sognare tramite quest’arte, a tutti sia concesso di ritrovare in essa l’impulso ad approfondire quel senso dell’esistere che Roberto Mosi propone come un’avventura meravigliosa e inesauribile.
Roberto Mosi, OGNI SERA DANTE RITORNA A CASA.
Sette passeggiate con il poeta, Edizioni Il Foglio Piombino.
Sette passeggiate di un gruppo di amici per le strade di Firenze per riscoprire insieme a pagine emozionanti di poesia, i luoghi che videro Dante crescere come uomo, affermarsi come politico e poeta, fino alla condanna all’esilio. Si percorrono strade dall’antico selciato, a fianco di antiche chiese, case torri che si innalzano ancora nel paesaggio dall’impronta medievale, luoghi carichi di memorie. Per il gruppo di amici sono momenti di serenità, che sollevano, nei tempi della pandemia, dall’atmosfera da incubo che pervade la vita quotidiana.
Si riscopre la città del Medioevo, dell’epoca violenta e straordinariamente ricca di Dante: le voci degli amici, nei commenti, nella lettura corale della poesia, si alzano in alto per le strade strette, in alcuni tratti, cupe, seguendo la musica delle terzine della Divina scandito da oltre trenta lapidi con incise nel marmo parole emozionanti del viaggio del poeta nell’Oltretomba. Le lapidi furono poste dal Comune di Firenze, in varie parti del centro cittadino, agli inizi del Novecento.
Il percorso parte dalla Casa di Dante con i versi ”Io fui nato e cresciuto/ sovra ‘l bel fiume d’Arno alla gran villa. Inferno XXIII, 94-95 e termina al bel San Giovanni con riferimento ai primi versi del Canto XXV Paradiso, alla speranza di Dante, exul immeritus, di tornare al bello ovile e per una pubblica incoronazione a Firenze. E noi a distanza di tanti secoli dalla sua scomparsa, viviamo di questa speranza, siamo certi che ogni sera Dante ritorna a casa.
Le Sette Passeggiate:
1. Le origini
2. La borsa degli usurai
3. Corso Donati, il nemico
4. La scelta di Buondelmonte
5. L’incontro con Beatrice
6. Il vicolo dello Scandalo
7. “… ritornerò poeta.. ”
Roberto Mosi, Sinfonia per San Salvi, Edizione Il Foglio, Piombino
Recensione di Silvia Ranzi
“Il percorso lirico di Roberto Mosi, poeta affermato dalle innumerevoli raccolte pubblicate, comprende itinerari in versi che si rispecchiano nella tecnica fotografica consolidata da anni e proposta in Mostre macro tematiche dalle studiate ispirazioni.
Gli scatti si declinano a catturare gli accenti narrativi ed icastici delle sintassi liriche per evidenziare immagini che includono valenze simboliche nell’imprescindibile dialettica riflessiva tra reale e ideale, passato e presente nella rivisitazione di tracce e gesta storiche che segnano la cultura del territorio, nella compenetrazione tra veridicità ed istanze mitiche.
La messa a fuoco del diaframma fotografico nella ricezione riproduttiva della luce stigmatizza, nei trapassi tonali in bianco e nero o nella varietà delle cromie, tagli ed inquadrature che dichiarano l’alleanza con la fenomenologia dell’esistente nel rapporto uomo-ambiente sublimato dall’anelito lirico, richiamando l’ancestrale contenuto mitico che confluisce nella figura paradigmatica di Orfeo, cantore dell’estasi naturalistica tra dionisiaco ed apollineo.
Il ruolo di poeta-fotografo, nei suoi riverberi introspettivi, viene esercitato da R. Mosi grazie al suo carisma di reporter degli habitat naturalistici nelle sue valenze storiche, evocative di reperti ed eventi che rivelano l’anima dei luoghi e si riflettono nelle stampe fotografiche dai significativi echi sensoriali e mnemonici propri delle Arti visive.
La fotografia nella sua rappresentatività iconica conserva nel processo visivo la ricerca insita del tempo di posa, luminosità del soggetto, ricerca del dettaglio o dilatazione panoramica, oggettività o dissolvenza dei dati, accostamenti analogici studiati, nella magia della chimica della pellicola.
L’illustre Henri Cartier Bresson, uno dei più noti fotogiornalisti del secolo, parla della fotografia come mezzo per catturare il “Momento topico” nella sinestesia di testa, occhio e cuore… Roberto Mosi, sensibile e propositivo artista, si avvale di questa tecnica per documentare il crogiolo delle sue indagini liriche secondo gli accenti esistenziali che ne scaturiscono, verso ascesi antropologiche e sapienziali del Mito, tra Natura e Storia.
Alto e democratico è il valore della fotografia nell’Era globale per l’accessibilità condivisa dell’immagine ai tempi del digitale e multimediale, con l’augurio che diventi sempre più depositaria di un’etica solidale nella conservazione del sentimento edificante della Bellezza.”










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Roberto Mosi, “Amo le parole. Poesie 2017-2023”, Ladolfi Editore, Borgomanero. Prefazione Carmelo Consoli. Postfazione Giuliano Ladolfi
Commento di Giuliano Ladolfi dalla Posfazione al libro
«La poesia prende il posto / dei sogni»
Penso che la concezione poetica di Roberto Mosi sia chiarita dal seguente passo compreso in questa antologia: «Credo che sia possibile curarsi con la poesia, per vincere le paure, stati di sofferenza, per stringere sogni che passano in volo, per divertirsi. La voce della poesia arriva dal dentro, potente nelle ore della notte, debole e distratta il giorno. Porta sollievo,
se non guarigione, dolcezza di ricordi, sapori tenui di malinconia»… eratoterapia, senza dubbio. Bastano queste righe per depositare nel bidone dei rifiuti tutte le concezioni avanguardistiche e neoavanguardistiche.Il poeta, infatti, assegna la scrittura in versi alla dimensione umana e non a quella puramente intellettuale o linguistica.
Il titolo di questa pubblicazione, che raccoglie testi editi da 2017 al 2023, costituisce un’ulteriore conferma: Amo le parole. E non si può amare senza collocare questo sentimento nell’intimità dell’essere umano. Si ama quando tra l’individuo e l’altro-da sé scocca una scintilla destinata a incendiare il mondo. E ciò può avvenire con ogni tipo di realtà, che in questo caso si identifica con l’esistente, l’esistente che entra in empatia con il poeta.
Le parole poetiche per lui non sono flatus vocis, ma dichiarazioni d’amore che trasformano chi le pronuncia e chi le legge. Non si gioca sui significati quando il sentimento ha il sopravvento. E questo sentimento è contagioso perché non permette al lettore di essere indifferente di fronte alla bellezza di Firenze, alla sua storia, alla sua arte, ai suoi colori, alle sue vie, ai suoi palazzi. Anche chi la conosce trova in questi versi nuovi occhi per contemplarla non con lo sguardo dello studioso o del turista, ma con l’entusiasmo di chi la ama come si ama una madre amorevole e affettuosa.
E poi il sentimento si espande al mondo intero, anche a situazioni dolorose, come la guerra o come la devastazione climatica. Se «la poesia prende il posto / dei sogni», è fondamentale che a tutti sia concesso di sognare tramite quest’arte, a tutti sia concesso di ritrovare in essa l’impulso ad approfondire quel senso dell’esistere che Roberto Mosi propone come un’