Serena, la principessa cristiana: “BARBARI.Dalle Steppe a Florentia” (Masso delle Fate)

La principessa che sfidò gli Dei di Roma

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Serena e il figlio Eucherio

Nobildonna romana (370 – 408), figlia di un fratello dell’imperatore
Teodosio, dal quale fu adottata e che la dette in sposa a
Silicone. Fu travolta insieme ai figli, dalla caduta in disgrazia di
Stilicone e, dopo la morte del marito, accusata ingiustamente di
connivenza con i barbari, fu condannata per tradimento.
serena
Dal libro:

BARBARI

Dalle Steppe a Florentia alla porta Contra Aquilonem

Roberto Mosi - Masso delle Fate Edizioni, 2022, pagg.90, 12


“Fummo ricevuti con molti onori dalla principessa Serena
e da alcuni funzionari della corte dell’imperatore Onorio, in
uno dei palazzi imperiali, non lontano dal Colosseo.
«Sono a Roma per un breve periodo per seguire le ultime
questioni politiche. Conosco bene il pericolo che sta correndo
Florentia e sono partecipe dell’impegno del comandante
Stilicone per organizzare una forza in grado di sconfiggerei barbari,
in maniera definitiva» così le prime parole della
principessa Serena. «Il Senato di Roma sembra non condividere
alcune delle nostre azioni, diffida delle intese, che
pur sono necessarie, con alcuni dei capi Goti, a noi vicini,
pronti a fornire compagini militari. Noi andremo avanti,
nell’interesse supremo di Roma.»
Dopo queste assicurazioni, fu il momento per ricordare
la nostra amicizia e alcuni momenti felici, ad iniziare dalla
festa del matrimonio con Flavio, nel 384, e dalle cerimonie
seguite alle vittorie sui barbari. Parlò anche del suo amore
per la Tuscia, per i suoi paesaggi, e disse:
«Dalle parti di Saena, a Cluslinum, ho individuato un luogo
meraviglioso dove ho deciso di costruire una villa veramente
degna del mio rango. Sarà il luogo ideale per i nostri incontri,
quando tornerà la pace nelle nostre terre e il Senato smetterà
di manovrare contro di noi.»
«Perché questa ostilità di Roma nei vostri confronti?»
«Possono essere molte le ragioni, a partire dai motivi più
semplici come l’invidia per il valore del comandante Stilicone
e per i suoi successi; o per altro verso, per i miei riconoscimenti
alla corte dell’Imperatore, a Ravenna: ultimo, il
poema composto per me dal poeta Claudiano e recitato di
recente davanti all’intera corte - Elogio per Serena - nel quale
si celebrano le mie origini, le mie virtù di moglie e di madre,
la mia fede di donna cristiana. Ricordi questi versi?
Quando, al tuo ritorno, stringendoti bramosa fra le mie braccia
potrò struggermi al languore della mia stessa gioia?
Quando avverrà che, felicemente a me unito nello stesso letto,
mi narrerai le fulgide gesta della tua guerra?
E mentre me le narrerai, benché sarà un piacere sentirle,
tuttavia riceverai molti baci, e molti ne darai;
è sempre opportuno che i baci interrompano
le parole, perché la lingua, ristorata da quel
dolce indugio, è poi più pronta a narrare. (v. 113 - 123)»
«Sì, sono versi molto belli, il libro è già nella mia biblioteca.»
«Suscitano, poi, diffidenza le origini mie, in terra di Spagna,
e quelle di Flavio, vandalo per parte di padre. È poi da
tener conto della divisione fra cristiani e pagani, divisione
che fa sentire ancora i suoi effetti, specie fra i senatori che
contano antiche origini nobili, vicini al mondo del paganesimo.
La mia fede è forte e non sono disposta a nessun
compromesso con i pagani. Tutti sanno come ho difeso le
cause dei cristiani e quali sono i miei sentimenti nei confronti
del culto pagano. Recentemente sono intervenuta presso
l’imperatore Onorio per sostenere in modo determinante
la causa della vedova Melania, che ha voluto donare il suo
immenso patrimonio immobiliare e finanziario alla Chiesa
e ai poveri, ignorando gli impedimenti posti dal Senato, che
sperava di incamerare i beni.
Ha fatto, poi molto scalpore il mio gesto nel tempio di
Cibele, la prima volta che ho visitato Roma. Vidi che la
statua della dea era adornata con una collana degna di una
regina. La sfilai dalla statua e l’indossai. Una vecchia vestale
che era presente incominciò ad inveire, mi accusò di empietà,
lanciò le più tremende maledizioni contro di me e tutta la
famiglia e predisse:
“Presto sarai colpita al collo dove porti la collana di Cibele.”
Io però non feci caso alle sue maledizioni, feci cacciare via
la donna dal mio seguito e uscii dal tempio mostrando in
atto di sfida il mio nuovo gioiello.»
Ci congedò con le parole:
«Ritornate alla vostra città, a difendere Florentia dai barbari
del re Radagaiso. Qui a Roma e a Ravenna, la nuova capitale
dell’Impero, avrete da me e dal comandante Stilicone il più
strenuo sostegno, nel nome di Roma immortale.»
Pagine 31-34 del libro
******
Scheda del libro

BARBARI

Dalle Steppe a Florentia alla porta Contra Aquilonem

Roberto Mosi - Masso delle Fate Edizioni, 2022, pagg.90, 12

info@massodellefate.it ; t. 055 8734952

Sono arrivati i barbari a migliaia e migliaia dai lontani confini dell’Impero romano, comandati dal re Radagaiso!

Hanno invaso l’Italia del nord devastando e depredando e si stanno per muovere verso Roma per infliggere un colpo mortale alla potenza più grande che l’umanità abbia mai conosciuto. Sulla strada per Roma si trova Florentia, centro importante della Tuscia.

Rufo, il protagonista del libro, parla dei momenti di terrore che sta vivendo la città; ha combattuto a fianco di famosi comandanti romani, come il generale Stilicone, e ha presto parte a prestigiose ambascerie presso altri popoli. Nell’anno 405 d.C., quando i barbari irrompono in Italia, si è già ritirato dall’esercito, partecipa alla vita politica di Florentia e dedica gran parte del suo tempo alla cura dei suoi possedimenti sulle colline di Fiesole.

Al centro del racconto di Rufo l’arrivo di Radagaiso davanti a Florentia, la resistenza eroica dei cittadini nelle lunghe, infinite settimane dell’assedio in attesa dell’arrivo dell’esercito romano comandato da Stilicone e la sanguinosa battaglia nella valle del Mugnone, presso la città di Fiesole, nella quale il re Radagaiso è sconfitto e fatto prigioniero. E’ l’ultima vittoria di Roma contro i barbari, prima del crollo finale dell’impero!

Nelle parole di Rufo si coglie la nostalgia per il mondo del passato legato alla gloria di Roma e nel contempo sono messi in evidenza argomenti che sentiamo ancora attuali, di rilievo per la nostra epoca: lo scontro fra religioni, il crollo di grandi potenze, la migrazione di interi popoli. Un aspetto questo che rende particolarmente interessante il romanzo.

Libreria Feltrinelli, via de’ Cerretani 4 Firenze

Libreria Salvemini, piazza Salvemini 18 (Arco di San Pierino), Fi

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