Appello per il Popolo Ucraino ‘CONTRO LA GUERRA PER LA PACE NELLA GIUSTIZIA

“Fondazione Ernesto Balducci” e “Testimonianze”

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Appello per il Popolo Ucraino

Fondazione Ernesto Balducci” e “Testimonianze”

‘CONTRO LA GUERRA

PER LA PACE NELLA GIUSTIZIA

Scriviamo nel giorno dell’appello di papa Francesco al digiuno per la pace.

Un appello di cui tutti (anche quelli che non vi aderiscono) capiscono il valore e che parla a credenti e non credenti.

Stiamo vivendo un momento di grande drammaticità.

Mentre il mondo ha un grande bisogno di pace, ci troviamo di fronte allo scenario devastante di una guerra nel cuore dell’Europa. In una spirale di violenza che rischia di incendiare l’Europa stessa e il mondo. Una realtà che va guardata in faccia, analizzata e denunciata con lucidità e su cui si devono dire parole chiare.

L’invasione dell’Ucraina (cioè di uno stato sovrano) da parte delle truppe della Federazione Russa rappresenta una grave e inaccettabile violazione della legalità internazionale. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: lutti, distruzioni, un esodo di massa di persone che cercano scampo dalla guerra, la prospettiva di uno scontro violentissimo per l’assoggettamento del territorio e la conquista delle città. Una corsa accelerata verso un bagno di sangue e verso il baratro.

In presenza di un tale allarmante scenario, va fatto appello all’opinione pubblica e delle istituzioni dell’Occidente e dei paesi europei perché vengano portate avanti un’azione e una mobilitazione per il ripristino della pace che già si vanno significativamente manifestando e che vanno incrementate, con più decisione.

«Con la guerra tutto è perduto»: è un monito da ricordare sempre. Bisogna dunque lavorare perché cessino le violenze, tacciano le armi e vada avanti la trattativa. Naturalmente, alla base di ogni negoziato e di ogni trattativa non può che esservi il riconoscimento della piena sovranità dell’Ucraina e del diritto all’autodeterminazione del popolo ucraino, la garanzia dell’incolumità personale del presidente e dei membri del governo di quel Paese e il ritiro delle truppe di occupazione.

A partire da lì, sarebbe auspicabile che potesse essere portato avanti un percorso non solo per ridefinire i rapporti fra i due paesi confinanti Russia e Ucraina, ma che ponga le basi per un discorso globale sulla sicurezza (come fu la grande Conferenza di Helsinki negli anni Settanta) che metta attorno allo stesso tavolo Europa, Stati Uniti e Russia per ridefinire, tenendo conto delle esigenze di tutti, di una nuova visione della sicurezza (e della convivenza pacifica) negli anni duemila.

Questo, nell’immediato, non è che un auspicio, ma può essere, riteniamo, un’idea-guida a cui fare riferimento. Per intanto, è importante manifestare solidarietà alle vittime della guerra e al popolo ucraino, essere vicini alla comunità ucraina presente in Italia e dialogare con la comunità russa, favorendo i contatti fra lavoratori, lavoratrici, studenti, professionisti, russi e ucraini presenti nel nostro Paese e che, tutti, vogliono la pace e auspicano la fine delle ostilità. Bisogna, in generale, tenere ferma la distinzione fra il regime che governa la Russia e il popolo russo, che non può che essere, a sua volta, danneggiato dalla situazione che si è creata. In Russia, d’altra parte, come sappiamo, ci sono state manifestazioni di democratici contro la guerra. Una piccola cosa, si dice; forse, un potenziale, grande segno di speranza che si accende. Sostegno pieno, dunque, ai democratici e ai pacifisti russi. Che sono nostri fratelli e sorelle.

Un capitolo fondamentale è, e sarà, quello dell’accoglienza, Dei rifugiati e dei profughi. Che saranno migliaia e migliaia, come per tutte le guerre. Con una gestione, certo, attenta e responsabile, bisogna che i nostri Paesi si aprano e si adoperino per garantire rifugio, assistenza, inclusione a chi fugge dalla guerra (come già, in questi giorni, sta lodevolmente avvenendo, in questo caso, in Polonia).

Scriviamo queste riflessioni subito dopo la conclusione del grande incontro di Firenze dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo. La Carta di Firenze, da lì scaturita indica un’importante direzione di marcia: quella del confronto, del dialogo, della cooperazione fra confessioni religiose, popoli, identità, culture.

Sono indicazioni preziose anche per la grave crisi e per il momento drammatico che stiamo vivendo a partire dall’occupazione russa dell’Ucraina. Cessino le ostilità, tacciano le armi, si ponga fine all’intervento armato e tornino a dialogare, su un piano di riconoscimento della pari dignità, due paesi e due popoli che tanti tratti di storia hanno avuto in comune.

Importante, come già sottolineato, è l’impegno dell’opinione pubblica a muoversi e a fare pressione perché a tale sbocco si possa concretamente approdare.

E’ fondamentale che ognuno faccia la propria parte. E’ quanto a suo tempo, in occasioni di grandi momenti di tensione internazionale, nel tempo della Guerra Fredda, ci aveva insegnato Ernesto Balducci (di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita). E’ anche a partire dall’attualità dell’attualità della sua lezione, che ci pare doveroso sottolineare l’importanza della connessione fra pace, libertà e diritti umani che vanno, insieme, difesi e tutelati se non si vuole che, in prospettiva, siano congiuntamente calpestati e travolti.

Firenze 2 Marzo 2022

Andrea Cecconi (Presidente Fondazione Ernesto Balducci)

Roberto Mosi (Presidente Associazione Culturale «Testimonianze»)

Severino Saccardi (Direttore Rivista «Testimonianze»)

Per aderire all’appello scrivere a:

infotestimonianze@gmail.com

fondazionebalducci@virgilio.it

oppure telefonare a  339 2440913 – 347 5336511

indicando nome cognome qualifica o professione

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