“Promethéus. Il dono del fuoco”, recensione di Luciano Nanni

“Gli esseri umani hanno ricevuto il dono del fuoco; il problema è: che uso ne faranno?”

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Roberto Mosi, Promethéus. Il dono del fuoco, Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero (No) 2021, p. 60, € 10

Recensione di Luciano Nanni

in Literary n. 8 /2021

Poesia. Un prezioso volumetto, che per le sue caratteristiche si distingue da tante pubblicazioni dozzinali: stampa, impaginazione, copertina: un insieme impeccabile, poiché anche l’occhio richiede la sua parte. Peraltro una veste simile era necessaria per via di un contenuto raffinato, con una suddivisione formale articolata, ma coerente con l’assunto preso.

C’è una relazione significativa tra poesia e musica, in primo luogo Musorgskij, compositore che “crea un linguaggio straordinariamente ardito ed efficace” (Calvocoressi), qui presente con i Quadri di un’esposizione: sarà il lettore a verificare le connessioni ‘ideali’ tra parola e suono. Il soggetto del Prometeo, tra l’altro, è stato messo in note da una considerevole quantità di compositori, tra cui Beethoven, le cui Creature di Prometeo risulta un lavoro per niente trascurabile (Bruers).

Mosi raffigura poeticamente una quotidianità che nasconde profonde implicazioni, poiché l’elemento traslato attinge a una ispirazione sempre vigile e attinente al tema. Consideriamo che le mutazioni che avvengono nel tempo coinvolgono anche la l’aspetto architettonico: quel “Cristo che pende dall’incrocio” sembra il residuo di un mondo che si trova opposito alle strutture umane; ma gli edifici cambiano e il flusso dell’umanità nel suo insieme lascia un proprio ricordo, una traccia che poi i secoli tendono ad attenuare, senza farla scomparire del tutto. Questa è la forza del mito: adeguarsi alla società attuale.

Ci pare che l’operazione di Mosi in campo letterario sia comprendere quanta strada si è fatta e se davvero sono stati realizzati alcuni presupposti (Grotte). Sono però le condizioni più difficili a instaurare una funzione, con soluzioni che appaiono innovative, almeno sotto il profilo poetico: “nelle celle la biblioteca divora il carcere”. Altro soggetto da affrontare è la follia: quei graffiti incisi con forza icastica ci dicono di una dimensione che si antepone alla logica, quasi un mondo assurdo ingabbiato in una realtà funzionale e senza fantasia.

Mosi non si limita a riportare astratte mitologie, ma le consegna all’oggi: gli esseri umani hanno ricevuto il dono del fuoco; il problema è: che uso ne faranno? “

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