La fuga di Napoleone dall’Elba e l’avventura dei “cento giorni”

Link a Literary - La parte di Paolina Bonaparte nella preparazione della fuga

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Ci siamo ritrovati la domenica del 25 aprile, Festa della Liberazione, per l’ultimo viaggio del nostro gruppo di amici verso Piombino e la Costa Etrusca, davanti all’isola d’Elba. Questa volta abbiamo preso il caffè da Paszkowski, in piazza della Repubblica, e poi di corsa alla stazione.

Il tema della giornata è quanto mai interessante, la fuga dall’isola d’Elba: abbiamo scelto come punto panoramico per il racconto della vicenda, il suggestivo paesaggio di Punta Falcone. Lo spirito è alto, anche perché i dati sulla pandemia sono più rassicuranti.

Davanti al mare del canale di Piombino, seguiamo, nei nostri racconti,

la prima parte del percorso compiuto la sera del 26 febbraio 1814 da Napoleone imbarcato sul brigantino Incostant seguito da altre tre imbarcazioni, per raggiungere il porto di Frejus in Francia e da lì, Parigi venti giorni dopo.

Al momento dell’imbarco, alle otto della sera, nella darsena di Portoferraio dominava – ci ricorda Renato - il silenzio rotto dai secchi ordini per le operazioni della partenza. L’Imperatore indossa l’uniforme verde con i risvolti rossi, la redingote grigia e il cappello di castoro. È un’uniforme che ama, ben diversa dal vestito della festa data la sera prima alla Palazzina dei Mulini e al teatro, fra suoni e canti, animata da Paolina, per fare allontanare ogni sospetto, da parte degli inglesi, riguardo a progetti di fuga. La piccola flotta, lasciata Portoferraio avanza in forma sparsa per non avere l’aria d’essere un convoglio, in direzione nord-ovest. Se la seguiamo con l’immaginazione, le luci del faro del porto si allontanano sempre più, compaiono in lontananza quelle dell’isola di Capraia e della Gorgona, e poi la navigazione procede lontana dalla terra mentre sopraggiungono i primi chiarori dell’alba.”

Ha proseguito Elisa: “Un altro teatro in una parte più a sud della costa toscana, è luogo di musica e spettacolo nel momento del declino della vicenda napoleonica: il Teatro dei Vigilanti fatto costruire non lontano dalla Residenza dei Mulini. Dall’ottobre del 1814 Paolina ritorna nell’Isola d’Elba e prende “la direzione suprema” dei divertimenti e degli spettacoli e si adoperò per organizzare rappresentazioni con persone prese alla corte e in città e talvolta prendendovi parte anche lei: altre volte vi dava un corso di recite una compagnia francese appena scritturata e vi si fecero anche feste da ballo.”

Dagli scogli di Punta Falcone abbiamo seguito con la nostra immaginazione, il viaggio dell’imperatore dei francesi, lo sbarco in Francia nel golfo di Cannes, a Golfe Juan, vicino ad Antibes, l’ arrivo a Parigi il 20 marzo, l’inizio dell’avventura dei “cento giorni” cominciava il periodo che sarà noto come i «Cento giorni»; ed ancora , la sconfitta di Waterloo, il 18 giugno, l’imbarco, il 5 luglio, sulla nave inglese Bellerofonte alla volta di Sant’Elena, l’isola sperduta nell’oceano Atlantico, dove muore il 5 maggio 1821.

È subito piaciuta l’idea di Hannah di ritrovarci nella ricorrenza del 5 maggio, a duecento anni della scomparsa del generale francese, nella piazzetta dei nostri tradizionali incontri davanti alla Casa di Dante, per aprire una comune riflessione, ad alta voce, su questa figura così complessa, controversa, difficile da inquadrare come uomo e come personaggio storico.

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Il viaggio in treno è stata questa volta l’occasione per parlare del cambiamento dei costumi in questa epoca.

I cambiamenti della moda – Rosa ha illustrato questo tema - investono, a cominciare dalla capitale francese, tutti gli strati della popolazione. In questo periodo sono sempre più diffusi i negozi di stoffe e le botteghe dei sarti ed escono numerosi giornali sulla moda. Le donne delle classi meno agiate riprendono i modelli da questi giornali e cuciono i vestiti in casa o si rivolgono ai grandi empori. Grazie allo sviluppo della tecnica, compaiono sul mercato tessuti più fini e solidi che rispondono meglio alle nuove tendenze della moda. Napoleone incoraggia i nuovi indirizzi sia con l’esempio che viene dalla corte sia con il sostegno diretto all’industria nazionale. Sempre per le donne, alle quali i nuovi canoni della bellezza impongono una figura snella, magra, dalle linee scultoree, la moda suggerisce nuovi tipi di calzature, fra cui gli stivaletti, e nuovi accessori. La moda maschile cambia poco in questo periodo e i richiami sono alla divisa militare e, per certi versi, all’abito inglese per la caccia. Napoleone aveva un enorme guardaroba diviso fra gli abiti di rappresentanza e quelli per la vita di tutti i giorni (uniformi, abiti da viaggio, da caccia, borghesi, scarpe, biancheria). A volte aveva a che ridire per i conti che gli presentavano i sarti e avanzava il sospetto che se ne approfittasse per la sua posizione. Preferiva comunque indossare, di solito, l’abito da cacciatore a cavallo della sua Guardia. Ogni capo costava solo duecento franchi. La giacca era di stoffa verde con i seguiti rossi”.

A Elisa il compito di parlare dei piatti e della cucina: “Nell’epoca napoleonica i cambiamenti nel modo di preparare le pietanze e il nuovo interesse per la tavola investe tutti i ceti sociali. A Parigi, per richiamare un dato significativo, il ristorante Véry per rispondere alle richieste della clientela, presenta nell’inverno del 1802 una carta con centocinquanta portate diverse, cinquantacinque vini, fra quelli francesi e quelli stranieri, e venticinque tipi di liquori: la sua lettura richiede almeno mezz’ora. Sono sempre più numerosi i ristoranti nella città, con prezzi per tutte le tasche, dove ci si va volentieri, per mettersi in mostra, si discute di politica e di affari, si danno appuntamenti galanti. Nel 1814 appare la prima Guida dei ristoranti per orientare i clienti fra la moltitudine dei locali. È sempre in questa epoca che si può collocare la nascita della “scienza della gola”, ossia della gastronomia. Grimon de La Reynière, uomo di lettere, crea nel 1803 una giuria di degustazione, formata da cinque autorevoli membri, che si riunisce periodicamente per assaggiare un gran numero di piatti e di prodotti. “Nel corso della seduta, i membri della giuria, si fanno portare un menu stampato e si fanno servire i piatti che indicano. I risultati della degustazione, chiamati legittimazioni, sono pubblicati dall’Almanach des gourmands che traccia un vero e proprio itinerario nutritivo di Parigi.” Nasce così un nuovo genere letterario, la critica gastronomica che orienterà le scelte in fatto di cucina, dalle tavole dei re a quelle della gente comune.

Dal 1795 si afferma una nuova tecnica per conservare le derrate, che si deteriorano facilmente, ponendole in piccoli recipienti di vetri sigillati, messi a riscaldare a bagnomaria dentro una grande pentola. Le verdure, la frutta, le carni conservano la loro fragranza a distanza di mesi e mesi. Il punto debole di questa tecnica è che i prodotti conservati vengono a costare una fortuna. Ma la Grande Armata e la Marina svilupperanno la tecnica che porta all’utilizzo di piccoli recipienti di latta, con il coperchio saldato. Nasce la carne in scatola!”

E come non parlare delle feste? Paul ha ripreso l’argomento: “Alla magnificenza della vita di corte facevano riscontro gli scenari delle feste organizzate nelle piazze e nelle vie delle città per celebrare le ricorrenze ufficiali e i successi della dinastia al potere. Uno dei primi atti di Napoleone fu di sopprimere le feste legate alla Rivoluzione, che ricordavano l’odio e la divisione del popolo francese, e la data del 14 luglio fu ribattezzata festa della Concordia. Sono poi istituite le nuove feste ufficiali: il 15 agosto, compleanno dell’Imperatore, il 2 dicembre anniversario dell’incoronazione e della vittoria ad Austerlitz. Le ricorrenze ufficiali, l’incoronazione, il matrimonio con Maria Luisa, il battesimo del Re di Roma o l’annuncio delle vittorie, sono l’occasione per allestire grandi feste popolari, a cominciare da Parigi e dalle città più importanti dell’Impero. Le campane suonano a festa, nelle chiese si celebra il Te Deum, si sparano salve di artiglieria e la sera si fanno i fuochi d’artificio, con le vie illuminate anche da candelabri alle finestre delle case che diminuiscono negli ultimi anni della stagione napoleonica. Per cogliere veramente lo spirito dell’epoca occorre, in effetti, allargare lo sguardo a tutta la società, nelle sue diverse componenti. In visita a Parigi nel periodo del Consolato, un viaggiatore inglese si meraviglia della passione dei parigini per la danza: “In quest’allegra capitale, i balli si succedono ai balli in maniera incredibile. Non mi stupisco d’altra parte più del fatto che le francesi sanno ballare così bene, poiché è noto che prendono frequenti lezioni da maestri.” Le distrazioni non mancano certo in una Francia che consacra le domeniche al riposo e ai divertimenti. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le borse, dalla passeggiata lungo i viali ai musei, dalla trattoria di campagna, ai caffè, agli spettacoli dell’Opéra.

Fra le feste ricompare, dopo i divieti posti nel periodo della Rivoluzione, il carnevale, a cominciare dalle città di provincia, dove i balli mascherati sono tenuti nelle sale per gli spettacoli. A Parigi il corso mascherato si svolge il Martedì grasso e partecipano al corteo Pierrot, Colombine e altri personaggi della commedia all’italiana insieme a varie figure come pastori, fauni, mugnai, contadini. Hanno poi molto successo le corse dei cavalli, fra le quali la corsa che si svolge, fra una grande folla, al Champ-de-Mars dove è sistemato un percorso a forma di anfiteatro.”

Al momento dei saluti, alla stazione di Santa Maria Novella, è stato ribadito l’appuntamento per la fatidica data del 5 maggio.

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