Literary link - Da Calamoresca il belvedere sulla storia dell’Elba

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Link Literary 19 aprile

L’appuntamento di domenica 11 aprile è stato ancora una volta nella piazzetta davanti alla “Casa di Dante”, fra via Dante Alighieri e via Santa Margherita, proprio all’incrocio delle antiche strade che possono essere dette, l’una, del sommo poeta e, l’altra, di Beatrice.

Alle 7 del mattino intorno al pozzo storico, al rintocco delle campane della Badia Fiorentina, ci siamo ritrovati, abbiamo salutato l’effigie di padre Dante e, con passi rapidi, siamo andati alla stazione di Santa Maria Novella, a prendere il treno in partenza dal binario 1, per Livorno e da qui per Piombino. Componente prezioso del gruppo di amici, questa volta, anche Enrico, pittore, con il suo cavalletto leggero, da viaggio. La meta del giorno, Calamoresca, il locale “La Gatta Rossa”, in alto sulla costa del mare, all’aperto, affacciato sul mare sopra il Canale di Piombino, proprio di fronte all’isola d’Elba e all’Arcipelago, con sullo sfondo la Corsica: uno splendido belvedere per godere dello spettacolo del mare e per rievocare – specie in tempo di pandemia - vicende storiche memorabili, a cominciare dall’arrivo, oltre 200 anni orsono, a Portoferraio dell’imperatore dei francesi, prigioniero degli Inglesi. I dati della pandemia hanno leggermente rallentato, 1.222 i nuovi contagiati, 30 i decessi, - 22 i ricoveri rispetto al giorno prima; - 2 persone in terapia intensiva.

Siamo saliti sulla prima carrozza del treno, dove di solito è minore l’afflusso dei passeggeri, prendendo posti ben distanziati fra loro, con le mascherine dai diversi colori, bianche, nere: Armando, il solito tifoso, con la mascherina viola. Raffaello, alla partenza, ha ricordato i passaggi della giornata, stabiliti negli incontri online nelle sere precedenti, legati alle varie vicende del personaggio Napoleone e della famiglia dello stesso imperatore.

Così al passaggio del treno da San Miniato, dopo mezz’ora di viaggio, Renato ha ricordato che il padre di Napoleone, Carlo Maria Buonaparte, si recò per la prima volta a San Miniato nel 1778, con i figli Giuseppe e Napoleone, per cercare, dallo zio Canonico, facilitazioni per essere ammesso al prestigioso Collegio Militare di Brienne. Quasi vent’anni dopo, nel 1796 la Gazzetta Toscana del 2 luglio, racconta il pernottamento del giovane generale Napoleone presso lo stesso zio.

Il nostro Signor Canonico Filippo Buonaparte, Patrizio fiorentino, di nobiltà samminiatese, teologo dottissimo e Canonico di questa chiesa, fu invitato, e più volte, dall’illustre suo parente, da Sua eccellenza il Sig. generale e Comandante in Capo Bonaparte, di recarsi alla stazione di posta della Regia via maestra desiderando il suddetto di stringerlo fra le braccia

Renato ha proseguito ricordando che la sosta del generale a San Miniato fu quanto mai breve: al mattino discese la collina verso la valle dell’Arno e coperte le 20 miglia della strada per Firenze, entrò la sera nella città da Porta San Frediano, “accompagnato dal suo stato maggiore e da dodici dragoni, fra due ali di folla silenziosa e oscillante fra curiosità e paura.” Il giorno si recò a visitare la Galleria degli Uffizi e fu poi invitato alla tavola del Granduca a Palazzo Pitti. L’incontro vide a confronto, con toni di reciproco rispetto e, a momenti, di simpatia, due ventisettenni, l’uno Ferdinando III, figlio di un imperatore, e l’altro Napoleone, il generale venuto dal nulla.

Superata la stazione di Pontedera, Rosa ha cominciato a parlare di Pisa: negli anni napoleonici: si gettano le basi per la creazione della Scuola Normale, oggi ospitata nello storico Palazzo dei Cavalieri di Santo Stefano. Il decreto di Napoleone del 18 ottobre 1810 sancisce ufficialmente la sua nascita come “succursale” della Scuola Normale di Parigi.

L’appuntamento di domenica 11 aprile è stato ancora una volta nella piazzetta davanti alla “Casa di Dante”, fra via Dante Alighieri e via Santa Margherita, proprio all’incrocio delle antiche strade che possono essere dette, l’una, del sommo poeta e, l’altra, di Beatrice.

Alle 7 del mattino intorno al pozzo storico, al rintocco delle campane della Badia Fiorentina, ci siamo ritrovati, abbiamo salutato l’effigie di padre Dante e, con passi rapidi, siamo andati alla stazione di Santa Maria Novella, a prendere il treno in partenza dal binario 1, per Livorno e da qui per Piombino. Componente prezioso del gruppo di amici, questa volta, anche Enrico, pittore, con il suo cavalletto leggero, da viaggio. La meta del giorno, Calamoresca, il locale “La Gatta Rossa”, in alto sulla costa del mare, all’aperto, affacciato sul mare sopra il Canale di Piombino, proprio di fronte all’isola d’Elba e all’Arcipelago, con sullo sfondo la Corsica: uno splendido belvedere per godere dello spettacolo del mare e per rievocare – specie in tempo di pandemia - vicende storiche memorabili, a cominciare dall’arrivo, oltre 200 anni orsono, a Portoferraio dell’imperatore dei francesi, prigioniero degli Inglesi. I dati della pandemia hanno leggermente rallentato, 1.222 i nuovi contagiati, 30 i decessi, - 22 i ricoveri rispetto al giorno prima; - 2 persone in terapia intensiva.

Siamo saliti sulla prima carrozza del treno, dove di solito è minore l’afflusso dei passeggeri, prendendo posti ben distanziati fra loro, con le mascherine dai diversi colori, bianche, nere: Armando, il solito tifoso, con la mascherina viola. Raffaello, alla partenza, ha ricordato i passaggi della giornata, stabiliti negli incontri online nelle sere precedenti, legati alle varie vicende del personaggio Napoleone e della famiglia dello stesso imperatore.

Così al passaggio del treno da San Miniato, dopo mezz’ora di viaggio, Renato ha ricordato che il padre di Napoleone, Carlo Maria Buonaparte, si recò per la prima volta a San Miniato nel 1778, con i figli Giuseppe e Napoleone, per cercare, dallo zio Canonico, facilitazioni per essere ammesso al prestigioso Collegio Militare di Brienne. Quasi vent’anni dopo, nel 1796 la Gazzetta Toscana del 2 luglio, racconta il pernottamento del giovane generale Napoleone presso lo stesso zio.

Il nostro Signor Canonico Filippo Buonaparte, Patrizio fiorentino, di nobiltà samminiatese, teologo dottissimo e Canonico di questa chiesa, fu invitato, e più volte, dall’illustre suo parente, da Sua eccellenza il Sig. generale e Comandante in Capo Bonaparte, di recarsi alla stazione di posta della Regia via maestra desiderando il suddetto di stringerlo fra le braccia

Renato ha proseguito ricordando che la sosta del generale a San Miniato fu quanto mai breve: al mattino discese la collina verso la valle dell’Arno e coperte le 20 miglia della strada per Firenze, entrò la sera nella città da Porta San Frediano, “accompagnato dal suo stato maggiore e da dodici dragoni, fra due ali di folla silenziosa e oscillante fra curiosità e paura.” Il giorno si recò a visitare la Galleria degli Uffizi e fu poi invitato alla tavola del Granduca a Palazzo Pitti. L’incontro vide a confronto, con toni di reciproco rispetto e, a momenti, di simpatia, due ventisettenni, l’uno Ferdinando III, figlio di un imperatore, e l’altro Napoleone, il generale venuto dal nulla.

Superata la stazione di Pontedera, Rosa ha cominciato a parlare di Pisa: negli anni napoleonici: si gettano le basi per la creazione della Scuola Normale, oggi ospitata nello storico Palazzo dei Cavalieri di Santo Stefano. Il decreto di Napoleone del 18 ottobre 1810 sancisce ufficialmente la sua nascita come “succursale” della Scuola Normale di Parigi.

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Poco dopo il treno è entrato nella stazione di Livorno e Paul ha sottolineato che l’immagine della città è condizionat

a dalla situazione dei commerci dell’epoca. Nel periodo della Rivoluzione e in quello napoleonico si alternano per Livorno, dopo una prima fase di grande prosperità, dovuta allo status neutrale della città (fino all’anno 1793), periodi di “sfrenata e intensissima attività accompagnati da una ricchezza anch’essa eccezionale”, a periodi “nei quali avrebbe potuto sembrare che Livorno fosse stata abbandonata da tutti quelli che poco tempo prima ne avevano fatto un continuo punto di riferimento e un necessario approdo per le loro imbarcazioni.” Il porto è evidentemente l’elemento centrale della vita della città, animata dalla presenza di molte comunità straniere impegnate nei traffici commerciali. È uno dei maggiori porti del Mediterraneo, grande rivale del porto di Marsiglia. Per i francesi, nel lungo confronto con la potenza inglese, riveste un ruolo strategico per la sua posizione e per il sistema difensivo di cui è dotato. Nel corso del “Blocco Continentale” dei porti, imposto da Napoleone contro gli inglesi, subì pesanti conseguenze.

Superata Livorno, Elisa ha ricordato che è di notevole interesse la storia della striscia costiera attraversata dalla ferrovia. La costa che si estende da Avenza, al confine settentrionale della Toscana, fino al golfo di Follonica, la parte meridionale del Principato di Piombino, può essere considerata come un avamposto contro il nemico di sempre, gli inglesi. Forti e torri, regolarmente intervallati lungo plaghe per lo più deserte, sorvegliano la costa per impedire sbarchi dei nemici, di pirati e contrabbandieri, e l’arrivo di bastimenti tenuti al rispetto del periodo di quarantena. Paludi e macchie impraticabili, in più parti, alle spalle della striscia di sabbia, ostacolano il passo di chi volesse inoltrarsi nell’entroterra. Ha citato queste splendide terzine della Divina Commedia per richiamare il sistema delle torri lungo la costa e i segnali trasmessi da una torre all’altra.

Io dico, seguitando, ch’assai prima

che noi fossimo al piè dell’alta torre,

li occhi nostri n’andar suso alla cima

per due fiammette che i’ vedemmo porre,

e un’altra da lungi render cenno

tanto, ch’a pena il potea l’occhio torre.

E io mi volsi al mar di tutto ‘l senno:

dissi: “Questo che dice? E che risponde

quell’altro foco? E chi son quei che ‘l fenno?

Dante - Inferno, Canto 8, vv. 1-9

Elisa ha fatto presente: “Il controllo di questo territorio è particolarmente attento da quando è proclamato il blocco continentale. L’Inghilterra era assoluta padrona dei mari dopo la vittoria di Trafalgar. Nel 1806 quando appare la possibilità di fare dell’Europa una grande federazione sotto il controllo francese, Napoleone concepisce l’idea di colpire l’Inghilterra rendendola come prigioniera dei mari che domina con la sua flotta. Con il decreto di Berlino dello stesso anno, dichiara la chiusura del continente europeo alle navi e alle merci inglesi. Per tutti i paesi del continente fu inevitabile adeguarsi a questa misura. Il blocco continentale provocò gravi conseguenze fra i paesi sotto il dominio francese. Nella linea di difesa lungo il mare, è importante la posizione del Principato di Piombino, di fronte all’Isola d’Elba, con 35 miglia di costa nelle quali era compreso il sistema di difesa urbano del capoluogo e il sistema difensivo litoraneo, formato da venti torri, dalla Torraccia a Nord del Principato, fino all’isola della Troja o Sparviero a Sud, nel golfo di Follonica. Una parte delle torri lungo la costa toscana fu costruita nei secoli XII-XII dalla Repubblica di Pisa e dal secolo XVI in poi si trovano quelle erette dai Medici e Lorena e dal Principato di Piombino. I Baciocchi approntarono nel litorale di Lucca e di Massa alcuni nuovi punti di difesa o restaurarono quelli esistenti.”

Armando si è interessato al tema delle bonifiche: “Secondo la tradizione francese, è il Corpo dei Ponti e Argini che si occupa di progetti ad ampio respiro come le bonifiche. Nell’ottica napoleonica di intervenire su scala territoriale più che urbana, si formulò dal 1806 un piano di miglioramento per procedere alla bonifica delle paludi intorno al Serchio e accrescere così i terreni coltivabili. La commissione preposta elaborò un piano che riguardava sia la campagna lucchese circostante, il lago di Massaciuccoli, che la pianura toscana nel territorio bientinese.

Per il recupero dell’ambiente nell’area di Piombino, furono approntati progetti di notevoli dimensioni realizzati poi in alcune parti. Le paludi esistenti nell’agro piombinese, formatesi presso le foci del fiume Cornia e di altri corsi d’acqua, erano diverse e la più estesa era detta “Lago di Piombino”, ribattezzato dai francesi “Grand Marais de Piombino”. I lavori di risanamento idraulico, che videro impegnati l’esercito e gruppi di forzati, avanzarono gradualmente fra mille difficoltà: in particolare lo scavo dei canali di deflusso dovette essere sospesa per molti mesi dell’anno, per il pericolo di prendere la malaria. “A metà dell’anno 1813 era finalmente approntato, grazie ai soldati del Genio imperiale – comandati dal capitano Dalmasse di origini parigine – il Fosso della Sdriscia, nel cui alveo furono convogliate le acque del Cornia dirette a bonificare la zona di Campo all’Olmo.”

Superata la stazione di San Vincenzo, Raffaello è intervenuto sul tema dei lavori stradali: “In una situazione di generale arretratezza, la principessa Elisa Baciocchi provvide ad ampliare e rettificare la sede delle strade postali insieme all’apertura di nuovi tronchi viari. Fra gli interventi effettuati nel territorio di Piombino, uno dei più significativi riguarda la strada che conduce a San Vincenzo, prima denominata la “Strada Nuova”, poi “Via Maestra Pisana” e ora, in onore a Elisa, “Strada Provinciale della Principessa”. Saranno altresì favorite le comunicazioni, per un verso, con l’Elba e per l’altro, con il Nord. Un’opera d’ingegneria come la “Strada Nuova”, affidata al lavoro prevalentemente manuale, apparve di rilievo tanto che il geografo Emanuele Reperti afferma: “È una delle memorie del beneficio recato da quella principessa, la nuova e bella strada litoranea che dalla Torre di San Vincenzo guida direttamente a Piombino.”

Arrivati alla Stazione di Piombino, in fila indiana, con in testa i ragazzi Claudio e Anna, e in fondo Enrico con il suo cavalletto da pittore, abbiamo attraversato la città, passando dalla porta del Rivellino, da dove, come abbiamo visto nell’incontro di una settimana fa, il 22 febbraio del 1806 fece l’ingesso nella città la principessa imperiale Elisa Baciocchi con il consorte principe Felice Baciocchi, siamo passati sotto la Cittadella e alla villa dove una volta vi era la “Casetta delle delizie” della principessa, da dove si apre lo splendido paesaggio marino sull’Elba e, in lontananza, sulla Corsica, la sua terra d’origine. Il cammino è proseguito per circa un’ora, passando da Salivoli, sempre in vista del mare, un gande conforto per tutti, stressati dall’infinito periodo della pandemia. Abbiamo raggiunto così l’inizio della via dei Cavalleggeri, dove c’è il locale “La gatta rossa”, sopra Calamoresca e ci siamo fermati sulla panchina e il prato che guarda l’isola, con lo sguardo rivolto verso il golfo di Portoferraio.

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Renato si è preso il compito di ricordare l’arrivo nella baia della nave Undauted che portava prigioniero l’imperatore Napoleone Bonaparte: “Il trattato di Fontainebleau dell’aprile 1814 accordò a Napoleone la sovranità sull’isola d’Elba, che una delibera del Senato del 1802 aveva annesso alla Francia e che era stata incorporata nel 1809 nel governo generale dei dipartimenti della Toscana.88-la-nave-inglese-undaunted-arriva-nel-golfo-di-portoferraio-il-3-maggio-con-napoleone-prigioniero

L’arrivo nella rada di Portoferraio la sera del 3 maggio, dopo i giorni dolorosi della sconfitta, assume quasi un valore liberatorio e, mentre le descrizioni dell’approdo a Sant’Elena parleranno dell’ostilità del paesaggio, l’Elba, al contrario, si presenta nella sua luminosa veste mediterranea.

Le potenze avversarie dopo che ha sottoscritto l’abdicazione, gli hanno concesso la sovranità su una piccola isola, che conosce a malapena e per questo nelle ultime ore di Fontainebleau consulta le carte che ha a portata di mano nella biblioteca. Sull’isola tutto è a scala ridotta rispetto al passato, en diminutif, ma con grande energia si dedicherà all’opera di governo.

Nella rada davanti al porto di Portoferraio, la sera del 3 maggio 1814 arrivò, dunque, dalla Francia, dal quadrante nord, e gettò le ancore, la fregata inglese Undauted: portava Napoleone verso il suo nuovo regno insieme con alcuni fedeli compagni, il generale Bertrand, il conte Drouot, il tesoriere Peyrusse.

Alla luce ancora del sole Napoleone poté vedere dalla nave le possenti fortificazioni: Forte Stella, Forte Falcone, Fronte di terra, Forte della Linguella, incastonati in un paesaggio dai colori tipici di un’isola del mediterraneo. Dalla bocca del porto alzando poi lo sguardo in alto dalla parte del mare aperto, scorse il basso profilo della Palazzina dei Mulini, posta in una posizione incantevole e allo stesso tempo strategica, nella verde sella che la collina forma fra il Forte Stella e il Forte Falcone.

Dopo il Castello di Fontainebleau, in Francia, che aveva lasciato tredici giorni prima rivolgendo un accalorato saluto ai suoi soldati, sarebbe stata la sua prossima residenza. Quando arrivò poi l’oscurità, la notte fu rischiarata da un’infinità di luci, piccole e grandi, appese alle finestre delle case per significare l’eccezionalità dell’evento”.

Si stava facendo tardi, era l’ora di riprendere il treno per la città di Dante e le luci rosse del tramonto, ci hanno consigliato di muoverci in fretta verso la stazione.

***

Precedenti resoconti dedicati al tema dei 200 anni della Scomparsa di Napoleone:

- Literary, “Occhio sull’autore” del 4 aprile 2021 (http://www.literary.it/occhio/dati/mosi_rob/2021/13-dante%20e%20napolone/la_firenze_di_dante_e_napoleone.html )

- Literary, “Occhio sull’autore” del 10 aprile 2021 (http://www.literary.it/occhio/dati/mosi_rob/2021/14-il%20ricordo%20di%20napoleone/il_ricordo_di_napoleone_in_attes.html ).

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Un Commento

  1. robertomosi ha scritto questo commento il 19 aprile 2021

    Siamo saliti sulla prima carrozza del treno, dove di solito è minore l’afflusso dei passeggeri, prendendo posti ben distanziati fra loro, con le mascherine dai diversi colori, bianche, nere: Armando, il solito tifoso, con la mascherina viola. Raffaello, alla partenza, ha ricordato i passaggi della giornata, stabiliti negli incontri online nelle sere precedenti, legati alle varie vicende del personaggio Napoleone e della famiglia dello stesso imperatore.

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