L’incontro con Maria Walewska nella reggia sotto le stelle, al Campo del Castagno

Link a Literary - Napoleone all’Isola d’Elba

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È stata quanto mai eccitante la spedizione sulla Costa Etrusca di domenica 18 aprile: la meta della giornata è stata Populonia e la sua meravigliosa vista sulle isole dell’Arcipelago, con il pensiero rivolto alla storia dell’imperatore Napoleone Bonaparte, nell’anniversario dei 200 anni dalla scomparsa. La curva della pandemia sta leggermente flettendo: 958 sono i contagi, 28 i decessi.

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La mattina presto il tradizionale incontro nella piazzetta di Dante, un buon caffè in via del Corso, vicino al luogo dove sorgevano gli edifici dei Portinari, la famiglia di Beatrice, e poi siamo corsi alla stazione per prendere il treno. Il viaggio in treno verso la Costa è stata anche questa volta l’occasione per il nostro scambio di idee e di riflessioni sull’epoca napoleonica, questa volta ponendo l’accento sui cambiamenti nel mondo della cultura.201-roberto-mosi-con-la-sagoma-di-beatrice-alla-partenza-dalla-casa-di-dante

Rosa ha avviato il discorso partendo dalla pittura: “Il primato nella pittura spetta al pittore David che rappresenta il simbolo stesso dell’arte figurativa di questo periodo. Egli immortala nei suoi quadri i grandi momenti dell’epopea napoleonica: Bonaparte al passo del San Bernardo, La distribuzione delle Aquile, L’incoronazione. I suoi allievi sono una schiera infinita, molti dei quali sono ritratti nel quadro Lo studio di David. Fra questi si può ricordare Gros Gérard, che si specializza nei ritratti della famiglia imperiale e dei grandi dignitari. David si era affermato per la sua capacità fin dai tempi della Rivoluzione. “Ognuno di noi - aveva sostenuto davanti all’assemblea della Convenzione - deve rendere conto alla Nazione del talento che ha ricevuto dalla Natura.” L’arte con la Rivoluzione era diventata uno strumento di governo e ad essa era affidato il compito di istruire e spronare all’azione. L’influsso di David si manifesta anche dopo l’ascesa di Napoleone al potere e la sua concezione artistica, legata allo stile classico, risponde alle finalità politiche perseguite nel periodo dell’Impero. L’attenzione è però rivolta ai personaggi dell’impero romano mentre la Rivoluzione si era richiamata al periodo repubblicano”. 201-l-anniversario

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Interessante il racconto di Armando sui musei e sul Museo Napoleone a Parigi, in particolare: “Si registrano circa trentamila visitatori per la mostra dei quadri venuti dall’Italia, presso il Museo Napoleone, un pubblico animato più che dall’interesse artistico, dall’orgoglio delle vittorie militari che hanno permesso l’accumulo di tanti capolavori. L’arte diventa uno dei più efficaci strumenti di propaganda. Il classicismo trionfa anche fra gli scultori fra i quali emerge l’italiano Canova che, nonostante le sollecitazioni di Napoleone, preferì rimanere a Roma. Fra le sue opere, la statua dell’Imperatore ispirata all’Apollo di Belvedere, di Paolina nelle sembianze di Venere e Madame Mère in quelle di Agrippina. Dopo la Rivoluzione è di moda la visita ai musei pubblici, undici in Francia e sette nei territori annessi. Il Louvre è ribattezzato “Museo Napoleone” alla proclamazione dell’Impero. Nel 1811, le opere prese in Italia, nelle Fiandre e in Germania, comprendono 1176 quadri, fra i quali 606 della scuola del Nord, 463 dall’Italia, fra i quali Le nozze di Cana del Veronese”.204-la-rocca-di-populonia

Sul tema della stampa si è soffermata Elisa: “I giornali devono riprendere per quanto riguarda gli atti del governo e gli avvenimenti militari, gli estratti dedicati al tema da le Moniteur. Fra i mezzi di comunicazione, il Bollettino della Grande Armata ha il compito di informare militari e civili su quello che accade nel corso delle campagne militari. Alcuni articoli del Bollettino sono dettati dallo stesso Napoleone, indubbiamente un grande giornalista e, oggi si direbbe, ottimo comunicatore dei messaggi da far giungere all’opinione pubblica. Per quanto riguarda la letteratura, la censura nata sotto la Rivoluzione, è confermata nel periodo seguente. I librai e i tipografi devono depositare al Bureau de la presse due esemplari di ogni opera prima di metterla in vendita.”204-ritratto-di-napoleone-di-enrico-guerrini

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Michele si è documentato sul tema delle biblioteche e della Biblioteca imperiale, in particolare, che raccoglieva nelle sue sale trecento mila volumi, era aperta al pubblico il mercoledì e il venerdì e tutti i giorni per gli uomini di lettere. Ha ricordato il rapporto di Napoleone con il libro e le sue biblioteche, che era del tutto particolare e merita di essere osservato per comprendere le qualità dell’uomo, la capacità di tenersi aggiornato e il suo operare quotidiano fino ai giorni trascorsi all’Isola d’Elba, dove rimangono una parte dei libri che ha scelto nell’ultima notte trascorsa presso il Castello di Fontainebleau. Dopo il 1807, l’incarico di bibliotecario ufficiale di Napoleone Bonaparte fu affidato a Barbier, celebre bibliografo. “Con Barbier Napoleone poteva essere tranquillo, afferma Michele, nessun libro che egli non conoscesse o non sapesse procurarsi; nessuna domanda che lui lasciasse senza risposta; nessun progetto di biblioteca da formare che lo vedesse esitante. Si potrebbe dire, con termini attuali, che il bibliotecario Barbier svolge presso il Gabinetto di Napoleone, le funzioni degli odierni “motori di ricerca”. Napoleone era un lettore particolare, gettava dai finestrini della sua berlina i libri che non gli piacevano! Vede, infatti, nei libri soprattutto degli strumenti di lavoro necessari per le decisioni da prendere. Le rilegature presentano sul davanti le insegne imperiali e il nome della biblioteca dalla quale provengono. Fra le molte biblioteche alle quali dette vita Napoleone, è da considerare quella che costituì a Portoferraio, nei dieci mesi trascorsi dal 1814 alla Residenza dei Mulini, come sovrano dell’Isola d’Elba. Anche qui le opere erano classificate secondo il solito criterio di ripartizione: teologia e religione, diritto e giurisprudenza, storia, scienze ed arti, belle lettere. Tutti i libri in qualunque modo acquisiti, furono contrassegnati da una “N” sul dorso, circondata da due rami di lauro incrociati”.

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Fra le conversazioni tenute nel corso del viaggio in treno da Firenze al mare della Costa Etrusca, merita ricordare le cose dette da Hannah: “Dopo la prima campagna d’Italia, è organizzata la spedizione contro l’Egitto per colpire il commercio inglese con l’oriente e, in prospettiva, far pesare una minaccia sull’India, dove il sultano del Mysore, Tippoo Sahib, alleato della Francia, combatteva contro gli inglesi. Compagni d’armi vicino a Napoleone, parlano del “sogno orientale” di Bonaparte. La spedizione d’oriente unisce obiettivi militari ed economici con interessi scientifici e può essere assimilata ai grandi viaggi di esplorazione del Settecento. Con la divulgazione di disegni e racconti sulla spedizione in Egitto si diffuse fra il grande pubblico la passione per i paesaggi, i monumenti, i motivi decorativi del mondo egiziano e del mondo classico. Gli artisti e gli artigiani ripresero spunti e modelli favorendo lo sviluppo di una tendenza che andò ben oltre l’epoca napoleonica. I segni della passione per l’oriente, li ritroviamo con grande evidenza alla Villa di San Martino, residenza di campagna di Napoleone quando diventa sovrano dell’Isola d’Elba. Elemento centrale del-la Villa è la Sala Egizia, decorata in trompe-oeil con scene della valle del Nilo, inquadrate da trabeazioni sorrette da colonne ornate da palme e geroglifici. Al centro della sala è posta, alla maniera orientale, una vasca ottagonale, dove risuona lo zampillo delle acque. Ubicumque felix recita poi un cartiglio poggiato sulle colonne dipinte, fra le scene che evocano le glorie egiziane”.

Dopo oltre due ore di viaggio in treno, l’arrivo a Populonia Scalo, la stazione prossima a Piombino. Una camminata fino al golfo di Baratti, attraversando la via della Principessa – la strada costruita al tempo della principessa Elisa Baciocchi e poi la salita alla rocca di Populonia da dove si apre l’ampia vista sull’Arcipelago toscano, sull’isola d’Elba con l’alto rilievo del monte Capanne e, più lontano, sulla Corsica. Da questo particolare belvedere, uno fra i punti più belli della costa toscana, abbiamo ricordato insieme l’arrivo della nave di Napoleone, quella lontana sera del 3 maggio 1814.

Alla luce ancora del sole Napoleone – ci ha detto Renato - poté vedere dalla nave le possenti fortificazioni: Forte Stella, Forte Falcone, Fronte di terra, Forte della Linguella, incastonati in un paesaggio dai colori tipici di un’isola del mediterraneo. Dalla bocca del porto alzando poi lo sguardo in alto dalla parte del mare aperto, scorse il basso profilo della Palazzina dei Mulini, posta in una posizione incantevole e allo stesso tempo strategica, nella verde sella che la collina forma fra il Forte Stella e il Forte Falcone. Dopo il Castello di Fontainebleau, in Francia, che aveva lasciato tredici giorni prima rivolgendo un accalorato saluto ai suoi soldati, sarebbe stata la sua prossima residenza. Quando arrivò poi l’oscurità, la notte fu rischiarata da un’infinità di luci, piccole e grandi, appese alle finestre delle case per significare l’eccezionalità dell’evento. “

Il giorno successivo – ha proseguito Raffaello - fu innalzata la nuova bandiera sul Forte Stella, bianca divisa in due triangoli da una striscia rossa, ognuno ornato da tre api d’oro. Nel primo pomeriggio Napoleone scese dall’Undauted, salutato dai colpi di cannone della fregata e dagli hurrah dei marinai inglesi. Un corteo di barche con le bandiere sventolanti, fra grida festanti e il suono degli strumenti musicali di alcuni, fece da scorta alla sua imbarcazione. Quando giunse alla bocca del porto, gli apparve lo spettacolo della folla di cittadini esultanti assiepata sui moli, tutto intorno all’ovale dell’antica darsena. Le grida di saluto e gli evviva l’Imperatore erano ripetuti dall’eco sonora delle mura del porto. Era ad attenderlo il maire Pietro Traditi, balbuziente, si ricorda, che gli fece dono delle chiavi della città, con le autorità dell’isola”.208-vascellonel-golfo-di-baratti

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Abbiamo ricordato che la residenza fu stabilita a Portoferraio, nella parte alta della cittadina, nella Palazzina dei Mulini, che domina il porto e un’ampia parte della costa del mare. Sarà questa una delle mete principali da raggiungere in altri momenti, liberi dai rischi del contagio.

La Palazzina dei Mulini fu la reggia urbana, di Napoleone. Paul ci ha spiegato il percorso della visita, che, oggi, ha inizio dalla galleria al piano terreno, un ampio salone aperto sul giardino, con il soffitto decorato a velario, utilizzato da Napoleone per ricevere le visite non ufficiali. L’attuale arredo è dei primi decenni dell’Ottocento; fra i quadri una copia del celebre Napoleone al San Bernardo del famoso pittore francese David. La biblioteca conserva in gran parte i libri provenienti dal castello di Fontainebleau. Originariamente la raccolta era costituita da un nucleo di oltre 2.000 volumi, classici francesi, sto-ria, geografia, scienze. I libri, legati in marocchino rosso, riportano sul dorso e sui piatti esterni la “N” dorata, impressa insieme allo stemma imperiale. La camera da letto di Napoleone è arredata da mobili di manifattura italiana databili al primo Ottocento. Il letto è appartenuto, secondo la tradizione, allo stesso Napoleone. Alle pareti il quadro che raffigura il Re di Roma, il figlio dell’imperatore, copia del celebre dipinto di Pierre Paul Prud’hon. Nella sala successiva, l’anticamera, sono presenti due secrétaires, esemplari di notevole fattura dello stile dell’epoca. La visita prosegue al primo piano, con il vestibolo, dove è da segnalare la raffinata testa femminile ispirata alla Danzatrice con le mani sui fianchi, famosa opera di Antonio Canova oggi all’Ermitage di San Pietroburgo. Si apre poi il grande salone delle feste che si affaccia sul giardino della Palazzina e dal quale si coglie una splendida vista sul mare.

La Villa di San Martino, la maison rustique di Napoleone – ci ha spiegato poi Hannah - è posta fra la verde vegetazione di una collina in vista di Portoferraio. La città dista da Portoferraio, sei chilometri, sul percorso in direzione di Marciana Marina. La Villa è costituita da un piccolo edificio disposto su due piani, costruito nel 1814 su disegno dell’architetto Paolo Bargigli e decorato all’interno da Vincenzo Revelli.221-ritratto-di-maria-walenska-con-napoleone1

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Arrivando alla Villa si percorre il viale immerso nel verde e, oltrepassato l’imponente cancello di ferro battuto con corone di foglie di lauro che racchiudono il monogramma napoleonico, si giunge alla Galleria Demidoff, imponente costruzione in forme neoclassiche. L’accesso alla dimora è dall’anticamera dei generali, per passare poi nella camera del generale Drouot, dove sullo sfondo di una tenda rosa, le colonne a trompe - l’oeil scandiscono motivi floreali. La stanza del nodo d’amore si caratterizza per la scena al centro del soffitto che sembra far cenno, simbolicamente, alla separazione di Napoleone dalla moglie lontana: in volo, nell’azzurro del cielo, delimitato da una ghirlanda di fiori, due colombe tengono nel becco gli estremi di un nastro con un nodo al centro, che stringono, allontanandosi. Nella camera da letto di Napoleone, il pittore Revelli dipinse le forme del soffitto a cassettoni, dove lo stemma dell’ape si alterna all’insegna della Legione d’Onore. Si passa poi nel vestibolo e nello studio di Napoleone, arredato oggi con i mobili provenienti da un’antica farmacia dell’isola. La parte di maggiore rilievo della Villa, è rappresentata dalla sala egizia. Le pareti sono decorate in trompe - l’oeil con motivi che richiamano la campagna d’Egitto: il susseguirsi di scene di carattere esotico riprese dalle illustrazioni di Vivant Denon, è scandito da colonne e inquadrato in architetture decorate con il motivo dei geroglifici. Al centro del pavimento è posta, alla maniera orientale, una vasca per l’acqua a forma ottagonale. In corrispondenza, al centro del soffitto, è dipinto lo zodiaco sullo sfondo del cielo. 224-quadro-con-napoleone-allelba

Michele ci ha parlato della reggia estiva, “la reggia sotto le stelle”: “Il generale corso aveva scoperto la bellezza dei boschi vicino al Santuario della Madonna del Monte, sotto il monte Capanne, nelle sue escursioni a cavallo ed era rimasto incantato dalla vista, dove lo sguardo si poteva spingere sul mare fino alla natia Corsica. Da questo punto poteva dominare il mare da Capo Corso a Piombino a Livorno, e distinguere, con il tempo chiaro, alcuni particolari fra i quali, le alte case di Bastia. Scelse questo luogo sospeso fra cielo e mare, di notte rischiarato dalle tenui luci del cielo stellato, come sua residenza d’estate. Si fece alzare la tenda da campo e un vicino eremo, costruito dai monaci molti anni prima, servì da alloggio per il suo seguito. Ogni sera, prima del tramonto, scendeva a cavallo per il lungo sentiero fino a Marciana per porgere un saluto alla madre, per risalire poi alla sua tenda. Colpisce la scelta, da parte di un uomo d’azione, di un posto così appartato ma, allo stesso tempo, ideale per raccogliersi in sé stessi, pensare al percorso compiuto e tessere la tela dei progetti per il futuro.”212-palazzina-dei-mulini-foto-di-carlo-fei

Rosa ha ricordato poi che il Campo al Castagno fu testimone dell’incontro con la contessa polacca Maria Walewska, devota amante di Napoleone: “La donna raggiunse l’isola, in grande incognito, con il piccolo figlio Alessandro, il 1° settembre del 1814. Sbarcò in una località appartata e raggiunse insieme all’amante la Madonna del Monte. Ripartì il giorno successivo da Porto Longone, oggi Porto Azzurro”.213-villa-san-martino-la-residenza-di-campagna-foto-di-carlo-fei

Era l’ora del ritorno, annunciata da velature rossastre del cielo, di riprendere il percorso fino a Populonia Scalo, con la certezza che le ore del viaggio in treno fino a Firenze, sarebbero state dedicate ad un sonno ristoratore dopo la lunga escursione del giorno.214-il-santuario-della-madonna-del-monte-vicino-il-campo-del-castagno-la-reggia-sotto-le-stelle

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