Carissimo padre Dante, ti scrivo

Una mail da Anna Maria Volpini

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Firenze 5 febbraio 2021

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Carissimo padre Dante sì una mail proprio a te Sommo Poeta in questo periodo che ci ricorda l’anniversario della tua scomparsa. Ti scrivo dall’anno 2021 e sono passati più di sette secoli da quando ti sei cimentato a scrivere la storia degli uomini del tuo tempo e le vicende dell’umanità di quel periodo certamente così diverso dal nostro, un mondo talmente cambiato che oggi, pur intelligentissimo come eri, non ti raccapezzeresti neppure un po’. Oggi viviamo nel mondo della globalizzazione e in tempo reale ci scambiamo notizie audio e video in tutto il mondo. Siamo esseri “superiori” a quegli uomini che vivevano nella Firenze del 1300 oppure siamo semplicemente come voi e quello che è cambiata è solo la tecnologia, qualcosa di così impensabile che neppure lontanamente te la saresti immaginata!? Secondo la mia opinione l’essere umano rimane tale e quale ed emozioni, sentimenti, il bene, il male, il dolore e la gioia non cambiano neppure al giorno d’oggi.

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Carissimo padre Dante se tu vivessi al giorno d’oggi scriveresti ancora la tua “Comedia” e non so quanto divina sarebbe! Sarebbe forse un infernale racconto a testimoniare i tempi che stiamo vivendo assediati in una interminabile pandemia che miete morti ogni giorno e che per ora nessuno sa fermare? Potresti scriverla ancora e magari avresti Beatrice come segretaria che posterebbe sui social i commenti della gente e insieme ne potreste discutere la sera in un luogo appartato e lontano dalla confusione del giorno? Non so è solo una mia fantasia!

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Carissimo padre Dante Chi ti scrive oggi è una signora che non ti ha mai apprezzato per colpa degli insegnanti della scuola che ti presentavano come un genio e che obbligavano noi poveri scolari a imparare a memoria e poi a recitare in classe quello che tu avevi scritto perché se ne traesse un sublime insegnamento! I passi classici erano l’inizio del tuo poema, l’episodio di Paolo e Francesca, il canto del conte Ugolino ed io personalmente odiavo quelle terzine che invece di ispirarmi elevati sentimenti mi incutevano un sacro terrore. E per fortuna gli insegnanti si limitavano ai canti dell’Inferno dove i temi erano più comprensibili! Nel Purgatorio e nel Paradiso chissà cosa avrei capito delle tue filosofiche riflessioni! Meno che niente!

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Carissimo padre Dante Ormai la metà del cammino della mia vita è già passata e anche io mi sono smarrita nella mia quotidiana selva oscura che non è controllata da bestie in carne ed ossa ma da una bestia infida e sterminatrice che si chiama Corona Virus e che miete tante vittime nel mondo che neppure te le immagini. Nel nostro caso la realtà supera la fantasia e chi sa cosa avresti scritto a testimoniare questo nostro vivere contemporaneo. Certo saresti stato bravo ugualmente e allora invece che “Divina comedia” l’avresti potuta intitolare “Pandemica comedia!”

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Carissimo padre Dante perdonami se non ti ho ammirato quanto in effetti te lo meriti ma voglio farmi da te perdonare: mi copro il capo di cenere e umilmente apro il libro col primo canto dell’Inferno e inizio una nuova scoperta addentrandomi nelle tue stupende terzine e vado avanti senza paura sicura di riscoprire un capolavoro che avevo scioccamente trascurato. Grazie carissimo padre Dante per aver scritto “La divina comedia. “Nel mezzo del cammin di nostra vita”

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Un affettuoso abbraccio

Anna Maria Volpini

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