Le meraviglie di Fonte Santa. Orfeo straordinaria guida alla Camerata dei Poeti

Gli interventi di Carmelo Consoli e Silvia Ranzi

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COLLEGAMENTO A LITERARY  28 settembre

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Perché in “Fonte Santa”? “Orfeo” risponde alla Camerata dei Poeti

È stato presentato il 18 settembre alla Camerata dei Poeti, ospitata presso l’Accademia “La Colombaria” di Firenze, il poemetto di Roberto Mosi “Orfeo in Fonte Santa”, Giuliano Ladolfi Editore. Nell’incontro ha preso vita il personaggio mitico di Orfeo che ammalia la natura e continua cantare dopo che è stato straziato dalle Baccanti, a significare il valore eterno della poesia: con più mezzi espressivi e da più versanti è stata declinata l’attualità del mito e il legame che unisce la natura e la poesia, dal video sull’aurea mitica che invade il bosco di Fonte Santa, alla storia del luogo “abitato dalla poesia” dei “Pastori Antellesi” dei tempi del Rinascimento, alla riflessione critica sul poemetto, alla ricerca espressiva svolta sui colori, i suoni, la luce del posto, con la musica, la pittura, la fotografia.

L’autore ha ricordato che Fonte Santa, una località presso San Donato in Collina, sopra il Paese dell’Antella, è posta al centro di un’area boschiva quasi unica in Italia per la presenza a sei-settecento metri di altitudine e a novanta chilometri dal mar Tirreno, di una flora tipica del litorale che qui si conserva alimentata dalle correnti mediterranee che vi giungono lungo il corso dell’Arno. È stata sempre abitata dall’uomo, da popolazioni etrusche e romane come testimoniano vari segni della toponomastica e reperti archeologici. Il più noto il Sasso Scritto, un’iscrizione in caratteri etruschi scolpiti su una pietra che segnava il confine della giurisdizione amministrativa fra le città di Fiesole e Volterra. Il luogo è attraversato da un sentiero – la via Maremmana che fu una delle principali vie della transumanza – percorso nelle varie epoche, da pastori, mercanti, pellegrini.

Il luogo è poi famoso perché trecento anni orsono un gruppo di giovani dette vita ad un’esperienza memorabile. Alcuni nobili residenti nelle ville circostanti il paese dell’Antella, organizzarono una “allegra brigata di letterati, scienziati e amanti della bella vita” (si veda: M. Casprini, Fonte Santa. Itinerari fra storia, arte, ambiente): fra questi, Michelangelo Buonarroti il Giovane, Maffeo Vincenzo Barberini, il futuro papa Urbano VIII, il pittore Domenico Cresti detto il Passignano. Scelsero come centro dei loro incontri, Fonte Santa che chiamarono “Fonte dei Baci” o “Fonte Castalia”. In questo luogo si fermavano a declamare versi, scrivere poesie, recitare componimenti: intendevano così ricreare un movimento letterario che chiamarono Arcadia, si chiamarono “Pastori Antellesi” e si attribuirono nomi mitologici (la famosa Accademia dell’Arcadia sorgerà a Roma solo cento più tardi). Il presidente della Camerata, Carmelo Consoli, ha svolto un intervento critico (riportato sulla piattaforma della Camerata, con fotografie e video, indirizzo: http://lacameratadeipoeti.weebly.com/18-settembre-2020.html).

“Un canto sapientemente diversificato nella metrica contrassegna ed esalta il volume che presentiamo questo pomeriggio (con un numero dei versi vario da due a sette, da settenario a endecasillabo), vicino talora alla prosa fluido di immediata presa fotografica al tempo stesso di aulica voce e realtà quotidiana.

Una raccolta poetica, dalle tonalità medio alte, colta, celebrativa, ben costruita e ampiamente musicale che attraversa la storia degli uomini fino a giungere alla nostra contemporaneità, seguendo la traccia antica e moderna del mito.

Roberto Mosi, oltre che importante poeta, abile fotografo e attivissimo animatore culturale è oggi uno degli artisti più legato al concetto del “Mito” applicato alla scrittura poetica e ne dà in questo poemetto, composto da 18 stanze o momenti estatici, una esemplare dimostrazione, attraverso la figura di Orfeo.

Direi che il ricorso alla mitologia nell’arte è per i nostri giorni contrassegnati da un profondo vuoto intellettuale e da una aridità esistenziale una prioritaria esigenza, quale espediente per accedere ad una sorta di divina bellezza e Grazia, una sorta di accesso ad una eternità che contrasti le deformità e le fragilità del nostro attuale tempo”. Il presidente Consoli ha terminato così l’intervento:

“Dunque concludendo stiamo parlando di una silloge in cui è immediato il fascinoso trasporto nell’aurea mitica e paradisiaca dei luoghi, della storia, costruito con la solita maestria e magia dei versi di Mossi, una silloge di intellettuale consistenza, ma non ostentatrice di cultura bensì scaturita da una sapienza che trova nell’antico una chiave di interpretazione della contemporaneità.”

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L’attore Andrea Pericoli e l’autore hanno letto alcuni canti dei 18 che formano la “Sinfonia”; fra questi:


IV

Incredibile la vita della fonte

abitata dagli angeli venuti

dal cielo, dalle radici della

terra per la via delle acque.

Angeli migranti danzano

leggeri come il vento che

giunge dal Mediterraneo,

s’ingolfa per la valle dell’Arno,

spartisce lo slancio per i costoni

della Cupola e germina

di rari fiori la Costa del Sole,

il crinale generoso di acque.

Il vento conserva i segreti

di quelle terre, accoglie

le memorie del passato,

scioglie il filo del pensiero.

V

Monotona la voce della fonte?

Non sai di quanti suoni è

l’eco, di quante memorie.

I venti profumati di mare

hanno incontrato i salti

dei delfini, il tuffo cadenzato

delle balene, il volo leggero

delle barche sulle onde.

Abbracciano le geometrie

magiche della Cupola,

cantano storie meravigliose,

si distendono per i boschi

di Fonte Santa nel mormorio

infinito dell’acqua che scorre.

XIV

Incredibile la morte fra

i castagni, in file parallele,

solenni, colonne della Cattedrale,

rami alti formano archi.

Il sole al tramonto incornicia

vetrate iridescenti, il mormorio

delle acque il sillabare

della preghiera per Giulia,

agnello vittima della furia,

Sangue, sangue sul verde

delle foglie, sul pavimento

della Cattedrale, le vetrate

aperte sulla città muta.

Firenze saprà, verrà qui

dal San Donato a vedere,

a pregare smarrita per

la ferocia del suo figlio.

Giulia sorride nella foto,

è tornata alla Terra, più

vicina a comprendere, forse

a perdonare. Il canto si perde

nelle volte della Chiesa.

Con gli ultimi raggi del sole

prima che chiudano le porte

della Cattedrale, giunge

l’eco del canto degli angeli

alto fino alle volte del cielo.

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Silvia Ranzi ha introdotto il tema del dialogo fra le arti, partendo dalle opere dell’autore:

“Il percorso lirico di Roberto Mosi, poeta affermato dalle innumerevoli raccolte pubblicate, comprende itinerari in versi che si rispecchiano nella tecnica fotografica consolidata da anni e proposta in Mostre macro tematiche dalle studiate ispirazioni. Gli scatti si declinano a catturare gli accenti narrativi ed icastici delle sintassi liriche per evidenziare immagini che includono valenze simboliche nell’imprescindibile dialettica riflessiva tra reale e ideale, passato e presente nella rivisitazione di tracce e gesta storiche che segnano la cultura del territorio, nella compenetrazione tra veridicità ed istanze mitiche.

La messa a fuoco del diaframma fotografico nella ricezione riproduttiva della luce stigmatizza, nei trapassi tonali in bianco e nero o nella varietà delle cromie, tagli ed inquadrature che dichiarano l’alleanza con la fenomenologia dell’esistente nel rapporto uomo-ambiente sublimato dall’anelito lirico, richiamando l’ancestrale contenuto mitico che confluisce nella figura paradigmatica di Orfeo, cantore dell’estasi naturalistica tra dionisiaco ed apollineo. Il ruolo di poeta-fotografo, nei suoi riverberi introspettivi, viene esercitato da R. Mosi grazie al suo carisma di reporter degli habitat naturalistici nelle sue valenze storiche, evocative di reperti ed eventi che rivelano l’anima dei luoghi e si riflettono nelle stampe fotografiche dai significativi echi sensoriali e mnemonici propri delle Arti visive.

La fotografia nella sua rappresentatività iconica conserva nel processo visivo la ricerca insita del tempo di posa, luminosità del soggetto, ricerca del dettaglio o dilatazione panoramica, oggettività o dissolvenza dei dati, accostamenti analogici studiati, nella magia della chimica della pellicola.

L’illustre Henri Cartier Bresson, uno dei più noti fotogiornalisti del secolo, parla della fotografia come mezzo per catturare il “Momento topico” nella sinestesia di testa, occhio e cuore..  Roberto Mosi, sensibile e propositivo artista, si avvale di questa tecnica per documentare il crogiolo delle sue indagini liriche secondo gli accenti esistenziali che ne scaturiscono, verso ascesi antropologiche e sapienziali del Mito, tra Natura e Storia.

Alto e democratico è il valore della fotografia nell’Era globale per l’accessibilità condivisa dell’immagine ai tempi del digitale e multimediale, con l’augurio che diventi sempre più depositaria di un’etica solidale nella conservazione del sentimento edificante della Bellezza.”

Nella sala dell’Accademia “La Colombaria”, che ha ospitato l’incontro della Camerata dei Poeti, erano in mostra i pannelli dei testi poetici della raccolta “Orfeo in Fonte Santa” e del Libro XI delle Metamorfosi di Ovidio (La fine tragica di Orfeo assalito dalle Baccanti - Il taglio della testa di Orfeo), illustrati dalle foto di Roberto Mossi. Erano in mostra anche i disegni del pittore Enrico Guerrini, realizzati in precedenti incontri per la presentazione del libro, tenuti in altri luoghi. Nella stessa sala è stato proiettato il video del critico d’arte Virginia Bazzechi (durata: 5 minuti), che ha riscosso un caloroso applauso da parte dei presenti. Il video è riportato su YouTube all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=vIr8cLJC-fk

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Sono stati infine proiettati brani dal video “Concerto-Conferenza del pianista Umberto Zanarelli, Museo CAD (7.10.2019):   “Impressioni musicali” dalla lettura di “ Orfeo in Fonte Santa”, presente l’artista. Il video è riportato su YouTube all’indirizzo:  https://www.youtube.com/watch?v=4UosxBnT6lI . È stato presentato il brano di Georg Friedrich Händel “Lascia ch’io pianga” dall’opera “Rinaldo”,

dopo la lettura del Canto XVII del poemetto:

XVII.

Il canto, compagno di Orfeo

nel viaggio fra stelle ambigue,

poeta eroe, violentato

dalle Baccanti.

Il canto, nascosto

nelle pieghe della memoria

rigenera, esce con le acque

dal profondo della terra.

Risuscita fra le costellazioni,

con il suono della Lyra.

La testa tagliata dal busto

prosegue il cammino nel

tempo, fino a noi. Ci esalta,

ci spaventa, eroe canoro di ieri

catapultato nell’oggi.

È seguito l’ascolto del “Notturno, n.3″ di Franz Liszt, dopo la lettura del Canto XIII:

XIII.

Fonte degli amanti mai sazi

di baci, avvinti nell’ombra

del bosco odoroso di fiori marini,

raggiunto in ogni stagione,

promessa di giochi

d’amore, il vento nei capelli.

Le acque canore abitate

da ninfe vestite di foglie

e rose, inseguite da fauni

fra lo stridore dei rami.

Il respiro di Turan, la dea etrusca

dell’amore, soffia

fra gli alberi del bosco.

Calorosi applausi dei presenti anche per questa parte finale del programma della 1° Tornata del 91° Anno Accademico della Camerata dei Poeti di Firenze.

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