Il rifugio di Jacopo Pontormo per la peste del 1523

Certosa del Galluzzo

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Literary Link 29 giugno

L’epidemia della quale siamo vittime in questa epoca invita a coltivare pensieri di lungo respiro, a considerare come l’umanità in maniera ciclica sia colpita da disastri di vario genere, dalle alluvioni alle epidemie, alle guerre che segnano passaggi cruciali della storia e sembrano, ogni volta prendere di sorpresa le società. Da questi appuntamenti che si ripetono nel corso della vita, siamo come invitati ad approfondire la conoscenza degli eventi e a coltivare e trasmettere la memoria, a fermarci su pensieri di fondo, come il senso della nostra vita, il valore della relazione con l’altro, del rapporto con la natura, del rispetto degli equilibri dei sistemi naturali.

La letteratura, come noto, si è soffermata spesso sulla storia delle epidemie e in questo periodo la nostra attenzione si è rivolta a queste numerose opere letterarie delle varie epoche.

Abbiamo ri-scoperto anche pagine di storia legate al mondo delle arti figurative. In questi giorni ci ha colpito, ad esempio, il racconto della rapida partenza da Firenze del grande pittore Jacopo Pontormo alla prima notizia dello scoppio di un focolaio di peste nell’anno 1523 e il suo ritiro alla Certosa del Galluzzo, a solo tre miglia dalla città. La riapertura nella settimana passata, di questo stupendo complesso monumentale, ci ha permesso, sabato 20 giugno, di visitare le diverse parti della Certosa soffermandoci sulle testimonianze rimaste, attraverso le opere, del lungo soggiorno di Jacopo, che con la sua ricerca artistica determinò un passaggio importante nella storia dell’arte nel Rinascimento.

Una guida preziosa per questa visita, rimane quanto scrive Giorgio Vasari su Jacopo Pontormo nell’opera Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori:

“L’anno poi 1522 essendo in Firenze un poco di peste e però partendosi molti per fuggire quel morbo contagiosissimo e salvarsi, si porse occasione a Iacopo d’allontanarsi alquanto e fuggire la città; per che, avendo un priore della Certosa, luogo stato edificato dagl’Acciaiuoli fuor di Firenze tre miglia, a far fare alcune pitture a fresco ne’ canti d’un bellissimo e grandissimo chiostro che circonda un prato, gli fu messo per le mani Iacopo, per che, avendolo fatto ricercare et egli avendo molto volentieri in quel tempo accettata l’opera, se n’andò a Certosa menando seco il Bronzino solamente. È gustato quel modo di vivere, quella quiete, quel silenzio e quella solitudine (tutte cose secondo il genio e natura di Iacopo) pensò con quella occasione fare nelle cose dell’arti uno sforzo di studio e mostrare al mondo avere acquistato maggior perfezione e variata maniera da quelle cose che avea fatto prima.”

Il primo compito che gli venne affidato fu quello di affrescare alcune lunette del chiostro con scene della Passione di Cristo, in tutto cinque. Le opere, ispirate alle xilografie di Dürer, vennero criticate da Vasari, che gli rimproverò di aver abbracciato la “maniera tedesca”, vista di cattivo occhio in piena Controriforma, quale veicolo di idee luterane.

Le lunette, molto danneggiate dall’esposizione all’aperto, vennero staccate nel Novecento e ricoverate all’interno del monastero, in una sala del palazzo Acciaiuoli.

La lunetta di Cristo davanti a Pilato – che ci ha particolarmente colpito - mostra al centro Gesù, col capo umilmente chino mentre ascolta le accuse; originali le figure dei due soldati di spalle, che emergono fino al busto. I colori sono generalmente tenui e in tinte insolite e ricercate.

Le influenze nordiche si manifestano nei profili allungati e nell’abbigliamento dei personaggi, nel senso drammatico degli eventi: grazie a tali ricerche l’artista scioglieva i legami con la tradizione fiorentina, arrivando a una nuova e liberissima sintesi formale.

Merita dunque compiere, specie in questo periodo, una visita nel silenzio profondo della Certosa del Galluzzo, circondata da uno splendido paesaggio di colline, per la bellezza e le suggestioni che ispira: è veramente “il luogo dell’anima” che riserva un incontro unico con l’arte che ispira un pensiero nuovo di spiritualità, di speranza per un percorso diverso nella storia dell’uomo.

Riteniamo, infine, di creare un collegamento fra questo tipo di riflessioni e il “Viaggio”, dipinto, in un mondo magico, del “Navicello Etrusco”, quale appare nel seguente video: indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=7d3gWDeXr1w .

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