“L’effimero e l’eterno”, la mostra al Palagio di Parte Guelfa

La Mostra fotografica aperta dal 15 gennaio al 21 febbraio

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Collegamento a Literary 27 gennaio 2020

“L’effimero e l’eterno”, la mostra al Palagio di Parte Guelfa

È stata inaugurata il 15 gennaio alla Biblioteca fiorentina del Palagio di Parte Guelfa la mostra collettiva “L’effimero e l’eterno” del Gruppo “Camera Chiara” che raccoglie alcuni cittadini appassionati della fotografia. La mostra, con accesso libero, è aperta presso la Sala dei Consoli della Biblioteca e rimarrà aperta fino al 23 febbraio.     L’iniziativa ha fatto riferimento agli indirizzi proposti dal Laboratorio del Dipartimento Cultura della Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche.

Sono esposte fotografie di Giovanni Cavazzuti, Antonio   Desideri, Marco Fantechi, Raffaello Gramigni, Adriana Levi, Roberto Mosi, Lia Mucciarini, Elisa Ricci e Carlotta Salvadore. La cura dell’organizzazione della mostra è stata di Marco Fantechi.
Il tema della mostra è apparso fin dall’inizio interessante e di un certo fascino. “Cosa è l’effimero? Cosa è l’eterno?”. Questi due concetti sono il punto di partenza per la ricerca fotografica degli autori. “I due termini possono essere ricondotti – si legge nella proposta degli organizzatori - ad una ridefinizione di valore: è effimero ciò che non ha consistenza e dunque vale poco, è superficiale, a tratti inutile; è eterno ciò che ha invece un grande valore ed una grande importanza data la sua “infinità”. Effimero ed eterno sono stati sempre accostati l’uno all’altro per descrivere la dicotomia della nostra vita: da un lato la quotidianità, fatta di momenti effimeri, dall’altra la natura stessa della vita che noi percepiamo come qualcosa di così duraturo da sembrare eterno, ma che paragonato all’infinità del tempo diviene solo un bagliore effimero.”

Esiste dunque una relazione intrinseca tra effimero ed eterno, tanto che uno trae senso dal rapporto con l’altro. È il racconto per immagini di questa relazione che costituisce il filo rosso che collega i singoli lavori fotografici esposti.

Un piccolo catalogo illustra la mostra. Interessante scorrere alcuni titoli delle opere, dai toni intriganti e poetici: “Fuggevoli riflessi”, “Luce effimera ed eterna”, “Isola di Montecristo … eterna presenza che scompare velata nella nebbia”, “L’effimero e l’eterno… o l’eterno effimero’”, “In volo tra l’effimero e l’eterno”.

Il lavoro di Roberto Mosi è ispirato alla scena delle api che ornano la base della statua equestre del granduca Ferdinando I de’ Medici, in piazza SS. Annunziata, opera del Giambologna. Nel cartiglio che guarda la Basilica, al centro, vi è l’ape regina, contornata, a cerchi concentrici sfalsati, dalle altre api dell’alveare, per cui rimane difficile contarne il numero senza confondersi. La simbologia è allusivamente molto chiara: il granduca al centro (l’ape regina) che non incute nessun timore, attorniato dal pacifico popolo fiorentino rappresentato dalle api operose.

Il lavoro di Roberto Mosi dal tito    lo “Le api del Granduca”, riporta quattro immagini, da un’ape ripresa da sola (un piccolo episodio, “l’Effimero”), all’ape regina attorniata dalle altre api (“l’Eterno).

Una poesia dell’autore fa riferimento alla piazza della SS. Annunziata e alla scena delle api (dalla raccolta “Il profumo dell’iris”, Gazebo Libri 2018; video trailer: https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=RBxsN5TNLAo ).

L’Annunziata

.

Sulla strada di casa attraverso

piazza dell’Annunziata.

Novanta passi è lunga,

trenta le colonne, otto i bambini

in fasce, tondi bianchi di smalto,

sessanta le api per il Granduca.

.

Sotto la loggia degli Innocenti

la ruota, la prima figlia esposta

fu chiamata Agata Smeralda.

.

Sotto la loggia dei Serviti

lunga la fila dei poveri

per la minestra, sugli scalini

giovani fumano pensosi.

Nell’ombra corpi stesi

fra coperte, nel cassonetto

la donna cerca cose dal fondo.

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