“La città ecologica”: Testimonianze

“Vivere il reapporto fra la città e la campagna” - Orfeo in Fonte Santa

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E’ USCITO IL NUOVO NUMERO DI  TESTIMONIANZE

“LA CITTA’ ECOLOGICA”

Un volume interamente dedicato al tema cruciale del ruolo e del destino della città nel tempo della crisi ambientale. Una città vista come una sorta di Giano bifronte, che ha in sé tutti gli elementi generatori dell’inquinamento ambientale (nell’aria, nell’acqua, nel suolo), ma possiede anche le potenzialità e le risorse per contribuire, in modo determinante, alla necessaria inversione di rotta. Una riflessione a più voci, com’è nella tradizione di «Testimonianze», animata da considerazioni di ordine filosofico e antropologico, accompagnate da analisi di tipo scientifico, urbanistico, paesaggistico e di carattere politico ed amministrativo, nonché da esempi concreti relativi al ruolo dell’educazione e dell’arte nell’affrontare la «questione ecologia». Ne risalta, in chiaroscuro, tutto il quadro problematico della situazione esistente, insieme a spunti positivi nella ricerca di soluzioni alternative e nel coinvolgimento delle giovani generazioni nella presa di coscienza e nell’impegno per la cura del pianeta. (Volume monografico speciale a cura di Giorgio Valentino Federici,  Miriana Meli, Severino Saccardi, Simone Siliani, Vincenzo Striano, Giacomo Trentanovi, Stefano Zani)

Potete trovarlo sul sito www.testimonianzeonline.com nella sezione SHOP sia in formato PDF che cartaceo

altrimenti inviando una mail a infotestimonianze@gmail.com

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“Vivere il rapporto fra la città e la campagna”, Roberto Mosi

Le esperienze, dal conoscere, al camminare, alla poesia – “Orfeo in Fonte Santa”

Da “Testimonianze”: “La Città Ecologica”

Il rapporto fra la città e la campagna merita di essere considerato per vari aspetti, sia nelle esperienze di oggi che in quelle del passato.

Il pensiero si volge in maniera immediata alla raffigurazione di Ambrogio Lorenzetti, nel Palazzo Pubblico di Siena, “Allegoria ed Effetti del Buon Governo”. Appare nell’affresco un intenso via vai, dentro e fuori le mura di Siena, verso la campagna, con animali e uomini che trasportano grossi carichi di prodotti.

Sappiamo che a Firenze nel periodo del Rinascimento una famiglia su tre possedeva una casa nel contado fiorentino, il territorio compreso entro sei miglia dalle mura della città. Un segno di questa storica relazione della città con la campagna, è rimasto ancora oggi: in alcune case del centro sono visibili i “finestrini del vino”, piccole aperture sulla strada – ora murate – a fianco della porta principale, attraverso le quali era possibile vendere i prodotti, vino e olio, delle terre possedute in campagna.

Un punto di vista particolare per saggiare ai giorni nostri questa relazione con l’ambiente prossimo alla città, è rappresentato dal sistema dei sentieri esistente – e fruito dai cittadini - fra le zone urbane e le aree vicine. Nell’area fiorentina è diventato celebre l’Anello del Rinascimento, realizzato da tredici comuni e dall’Area Metropolitana, con la partecipazione di istituti e associazioni culturali e del turismo. Si tratta di un percorso di 170 km sulle colline che circondano Firenze, raggiungibile da più parti a piedi o con mezzi pubblici – bus, tram o treno - segnato con i colori tradizionali bianco e rosso, attrezzato con pannelli posti nei diversi snodi, documentato da mappe e da illustrazioni del tragitto, usufruibili nei vari supporti mediatici. Questa distanza può essere coperta, di norma, anche a distanza di tempo, con 8/10 tappe, ciascuna di un giorno

Il percorso è dunque ad anello, una figura geometrica che dà il senso della continuità, senza un punto definito di arrivo e di partenza. Nel mondo varie città si sono attrezzate con questo tipo di sentieri, come Parigi e Oslo, che valorizzano l’interdipendenza fra aree urbane e semi urbane.

Con la denominazione Anello del Rinascimento, si richiama un periodo della storia che ha reso illustre Firenze. Giustamente il simbolo dell’Anello è rappresentato dalla Cupola del Brunelleschi, il capolavoro architettonico per eccellenza di questo periodo, che rappresenta come il cardine del paesaggio fiorentino. Allo stesso tempo è da ricordare che in questa epoca si afferma sempre più un felice rapporto fra città e campagna, un equilibrio particolare fra la natura e il lavoro dell’uomo.

Il percorso si snoda sulle colline del “contado fiorentino” compreso, storicamente, come si è detto, entro sei miglia da Firenze. Dal XII – XII secolo si afferma il dominio di Firenze e si trasformano in ville o “case da signori” gli insediamenti tipici del periodo feudale (castelli, torri, borghi fortificati) e molte famiglie arricchite dalla produzione della lana e dai commerci, investono le loro risorse nella campagna. Si sviluppa il sistema della mezzadria, l’unità di produzione è il podere sul quale vive la famiglia del mezzadro (fenomeno delle case sparse), le colture sono di tipo misto per rispondere alle esigenze dei lavoratori e del proprietario (cereali, olivi, viti, alberi da frutto). Rimane, in eredità dal periodo medievale, la rete delle pievi, centri di attività religiosa e civile. Il centro motore delle attività diventa la fattoria e i “signori” vivono, quando raggiungono la campagna, nelle ville costruite spesso grazie all’opera dei maggiori architetti ed artisti, dal Rinascimento in poi. Prende così forma un paesaggio che i visitatori di altri paesi definiscono come “unico”, rimasto per molti caratteri fino ai nostri giorni, anche dopo la crisi della mezzadria degli anni cinquanta.

Nel cerchio dell’Anello intorno a Firenze, si succedono vari tipi di paesaggio che rivelano i caratteri dell’epoca etrusco-romano, la centuriazione nella pianura di Campi e Sesto, del medioevo e del Rinascimento fino alle grandi trasformazioni avvenute con l’ultimo periodo della industrializzazione e post-industrializzazione. Dall’alto delle colline, se per un verso vediamo la Cupola del Brunelleschi e il centro di Firenze, dall’altra parte lo sguardo si estende verso altri parti della Toscana: Valdarno, Chianti, Montalbano, Monti della Caldana, Mugello, Falterona, Pratomagno.

Consideriamo alcuni caratteri dell’ambiente. Sono frequenti le cave nelle colline per l’estrazione della pietra forte e della pietra serena, per la costruzione dei palazzi e delle strade di Firenze nei secoli passati, le cave d’argilla e di calce. Particolarmente interessante il fenomeno dei Sassi Neri, vicino a Impruneta, testimonianza di miniere per l’estrazione di rame, fin dal tempo degli etruschi.

Il paesaggio agricolo è quello legato alla produzione della mezzadria, in cui si susseguono in modo armonioso, coltivazioni diverse. La vegetazione spontanea è formata dalla macchia mediterranea, da pinete, alcune piantate all’epoca dei Medici e dei Lorena, boschi di castagni, querce e quercioli, faggi. Interessante la recente realizzazione di parchi naturalistici: Fonte Santa a Bagno a Ripoli, Poggio di Valicaia a Scandicci, che è anche un parco d’arte ambientale, i Renai a Signa. Numerosi sono inoltre i “luoghi della fede”, rappresentati dal sistema delle pievi, alcune romaniche, con opere di pregio; poi oratori, cappelline, tabernacoli sparsi nella campagna, legati, alcuni, ai periodi della peste e ai pellegrinaggi. In ogni tappa incontriamo conventi, posti il più delle volte in luoghi isolati, di grande suggestione come Rosano, l’Incontro, la Certosa, Montesenario, Madonna del Sasso, Santa Brigida. Alcuni luoghi anche in antico accoglievano edifici religiosi come il Tempio etrusco posto dove ora è la Basilica dell’Impruneta. I segni dell’epoca medievale sono frequenti: le case-torri, i castelli (Rocca Strozzi a Campi Bisenzio), le torri (Torri di Baroncoli, Calenzano), i borghi medievali (Lastra a Signa, Cadenzano, Pontassieve), i ricoveri per i pellegrini e per i pastori (Spedale del Bigallo, Monte Masso).

Altre testimonianze del territorio riguardano epoche più recenti: fattorie, i poderi, molini ad acqua e a vento (mulino di Monterifrassine), scuole rurali (San Gersolè, Castel Ruggero), fornaci (calce, argilla), piazze mercatali dei paesi (piazza Buondelmonti dell’Impruneta). Negli ultimi decenni il paesaggio si trasforma con lo sviluppo delle coltivazioni intensive da parte di grandi aziende agricole.

Sono varie le associazioni culturali e ambientali che, insieme agli enti locali, promuovono e animano le varie parti del percorso, con programmi e iniziative che fanno riferimento alla memoria e ai caratteri dei luoghi, ai personaggi che li hanno frequentati. Fra queste presenze, è immediato il riferimento a Dante, Brunelleschi, Alberti, Michelangelo, Leonardo da Vinci, Andrea del Sarto, Della Robbia, Giambologna; in tempi recenti D’Annunzio e la Duse, Cicognani, Vittorio Emanuele II e “la Rosina”, l’attrice Francesca Bertini, Don Milani, Michelucci, Luzi, Folon, ecc.

In più parti dell’Anello del Rinascimento è possibile scoprire patrimoni particolari di ricchezze ambientali e culturali di notevole valore. Per la nostra esperienza, prendiamo come località emblematica “Fonte Santa”, nel comune di Bagno a Ripoli, apprezzata in ogni epoca dell’anno per l’aria salubre e balsamica e il clima dolce e temperato. Correnti atlantiche corrono lungo la valle dell’Arno e raggiungono Poggio Firenze e Fonte Santa, ancora cariche di umidità - nonostante i novanta chilometri di distanza dal Mar Tirreno ed i 6/700 metri di altezza - dando origine ad un microclima favorevole allo sviluppo di una vegetazione tipica del litorale, compreso il pino marittimo. Scoiattoli, istrici e cinghiali popolano i boschi di castagno e di quercioli, mentre nelle pinete nidifica la poiana. Il botanico Michelucci (1954) classificò la zona come nicchia ecologica confermando, attraverso la scienza, ciò che l’uomo da secoli aveva individuato e apprezzato.

Il territorio, denominato anche Costa del sole, è stato sempre abitato dall’uomo, da popolazioni etrusche e romane come testimoniano vari segni della toponomastica e reperti archeologici. Il più noto, il Sasso Scritto, un’iscrizione in caratteri etruschi scolpiti su una pietra che segnava il confine della giurisdizione amministrativa fra le città di Fiesole e Volterra.

L’area è attraversata da un sentiero – la via Maremmana – percorso nelle varie epoche, da pastori, mercanti, pellegrini: oggi da turisti, amanti del trekking, ciclisti ed altri; qui vi sono stati, fra l’altro, aspri scontri nel periodo della lotta partigiana.

Si può dire che nel Seicento è stata “abitata” dalla Poesia: da un gruppo di giovani poeti dell’Arcadia fiorentina, i “Pastori Antellesi”, che la frequentavano e avevano nominato Fonte Santa la “Fonte dei Baci”. Michelangelo Buonarroti Il Giovane (1568-1646) compose l’ Epigrafe per la fonte dei Baci, che recita, nei primi versi: Fermati all’ombre mie, sul prato giaci / Stanco Pastor, cui sete affanno accresca / Conforta il core nell’acque mie vivaci /

Merita ricordare il recente contributo su “Poesia e Ecologia” dell’ultimo numero della rivista Semicerchio LVII-LIX, Ecopoetry, a cura di Niccolò Scaffai, che nell’introduzione al numero afferma: “la poesia ecologica può rappresentare l’ambiente non solo nei suoi aspetti ideali, ma anche nei suoi tratti più realistici e inquietanti. Spesso ritenuta priva della capacità di incidere sulla società, la poesia può trovare invece nell’ecologia un terreno adatto per rinnovare la sua funzione: non solo come espressione lirica di un soggetto che parla di sé, ma anche come “voce” degli oggetti, come parola della Umwelt [ambiente] che abitiamo”.

Siamo rimasti affascinati da questo luogo, Fonte Santa, e si è voluto richiamare il tema del canto e della poesia che conquistano la natura, riprendendo il mito di Orfeo che arriva al cuore della natura grazie alla sua arte e, attraverso quest’arte, la natura entra nel linguaggio e diventa poesia. Si potrebbe sostenere, in definitiva, che Orfeo rappresenta il primo vero ambientalista della storia. Ovidio, nell’11° Libro delle Metamorfosi, canta il dono di Orfeo che ammalia la natura e continua a cantare anche dopo che è stato straziato dalle Baccanti, a significare il valore eterno della poesia. Con questi versi Ovidio ci ricorda che tutto muta, nulla muore; non si consuma nel tempo e come la duttile cera, si plasma in nuove figure.

Considerando quindi l’attualità del mito e il legame che unisce la natura e la poesia, ho elaborato un poemetto in cui ho cercato di cogliere attraverso la poesia, “l’aurea mitica” che circonda determinate forme della nostra vita quotidiana e dell’ambiente nel quale viviamo e le energie primarie racchiuse nel mito: Orfeo in Fonte Santa, Giuliano Ladolfi Editore 2019, poesia e fotografia.

XVII / Il canto, nascosto /nelle pieghe della memoria / rigenera, esce con le acque / dal profondo della terra. // La testa tagliata dal busto / prosegue il cammino / nel tempo, fino a noi. Ci esalta, / ci spaventa, eroe canoro di ieri / catapultato nell’oggi.

La poesia, il canto, dagli accenti orfici, catturano i passaggi della storia di questa terra, il respiro della natura, le trasformazioni delle figure che l’hanno abitata e l’abitano oggi. È senza dubbio una ricchezza di memorie e di valori ambientali che la città e i suoi abitanti, devono vivere nella loro quotidianità, ricercare nuovi percorsi di senso e di cultura, di stili di vita consapevoli. L’affermazione della città ecologica passa anche attraverso questa concezione del rapporto città campagna.

Roberto Mosi

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VIDEO TRAILER “Orfeo in Fonte Santa”


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