Viaggio per il Festivaletteratura di Mantova

Da “Literary”

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Il viaggio per il Festival della Letteratura di Mantova

Non si può perdere l’incontro tradizionale con il Festival della Letteratura di Mantova! Venerdì 6 settembre il mio viaggio da Firenze, dove abito, a Mantova in una giornata tempestosa di fine estate, con treni in pesante ritardo e la notizia, appresa all’ultimo momento, dell’interruzione della linea dopo Modena, presso Suzzara, per un ponte sul Po un po’ acciaccato e il conseguente trasbordo sul bus. Un viaggio come ai vecchi tempi di cinque ore all’andata e cinque … al ritorno!

È da dire, però, che ne è valsa la pena … Il Festival è, come noto, uno degli appuntamenti culturali italiani più attesi dell’anno; cinque giorni di incontri con autori, spettacoli, concerti con artisti provenienti da tutto il mondo, che si ritrovano a Mantova. Si svolge ogni anno, dal 1997, la seconda settimana di settembre nel magnifico scenario offerto dalle bellezze artistiche e storiche della città.

Dal catalogo del Festival si apprende che hanno partecipato narratori e poeti di fama internazionale, in oltre trecento appuntamenti, con settanta ospiti stranieri, fatto che ha segnato un record assoluto per la manifestazione.

Dell’incontro di questo anno con il Festival, mi piace rilevare la conferma di un’atmosfera di festa e di entusiasmo. Partito da un’iniziativa dal basso di semplici cittadini, il Festival è stato fatto proprio dalla comunità mantovana, come dimostrano l’adesione diffusa di piccole e grandi realtà economiche tra i sostenitori e gli sponsor, la straordinaria partecipazione a livello dei volontari di ogni età che ne incarnano lo spirito giocoso.

Riguardo al mio percorso nel Festivalettaratura 2019, la partenza è stata da piazza Sordello con l’incontro, alle ore 11, alla tenda aperta sulla piazza, dedicata al programma “Accenti”, con il celebre scrittore americano Joshua Cohen, autore de “Il libro dei numeri” (Codice Edizioni) che mostra quanto l’autore “ami giocare con le parole e tuffarsi nella meta lettura con frequenti cambi di registro, salti nel tempo, invenzione di neologismi e ricorsività spiazzante, tanto che le sue frasi sono state definite musica selvaggia, una manifestazione del traffico di internet”. Il libro, di 700 pagine, che ha scalato negli Usa le classifiche delle vendite, narra la storia di uno scrittore fallito assoldato come ghostwriter dal capo della più importante azienda tecnologica del mondo. Mi ha stupito nell’incontro con Cohen, venerdì 6 settembre, il fatto di trovarmi davanti ad un autore giovane (39 anni), spregiudicato. La prima pagina culturale de La Repubblica del giorno successivo, era completamente dedicata a lui e all’inizio riportava l’incipit del romanzo: “Se state leggendo questa storia su uno schermo, andate a fanculo. Parlerò solo se sfogliato come si deve”.

La seconda tappa del mio percorso, alle 12 alla Basilica Palatina di Santa Barbara, nell’area del Castello, per l’incontro “Tra le gole profonde dell’Armenia”, con l’autrice armena Narine Abgarjan e la scrittrice Donatella di Pietrantonio. L’incontro è stata la meravigliosa occasione per far conoscere ad un pubblico numeroso, la Basilica dalla sorprendente architettura: al centro il romanzo “E dal cielo caddero tre mele” “che fonde memoria e leggenda dell’Armenia, passato e presente, “per raccontare l’epopea di un villaggio sperduto e spopolato – non diverso da tanti villaggi del nostro Paese – dove il confine tra realtà e magia è spesso labile”.

Al pomeriggio la visita alla bella Libreria del Festival di piazza Sordello, allo spazio dedicato all’ “ospite d’onore”, l’Albania e la città di Tirana, all’incontro – Tenda Sordello – “In crociera con Gombrowicz” con Francesco Cataluccio e Luca Scarlini, per terminare il percorso nell’Aula Magna dell’Università, dove ci aspettava l’iniziativa “Tramandare la storia può salvare il mondo”, con Laura Forti e Marcello Flores. L’incontro era dedicato in particolare alla presentazione del libro “L’acrobata” di Laura Forti, romanzo epistolare nato da un testo teatrale che l’attrice e drammaturga fiorentina ha trasformato in una narrazione di grande suggestione. La protagonista, affermata geologa rifugiata in Svezia, di origine ebraica, scrive via email al nipote – l’acrobata del titolo – per raccontargli che era il padre, morto per la libertà del Cile quando lui era ancora un bambino.  Su ebrei erranti, storie di famiglia, persone che hanno lottato per la giustizia, Laura Forti si è confrontata a lungo, con passione, con lo storico Marcello Flores.

Al termine della giornata al Festivaletteratura di Mantova, la corsa sotto un diluvio d’acqua alla stazione per prendere la corsa straordinaria del bus e quindi il treno per il ritorno, cinque ore di viaggio.

Vi è stato tutto il tempo per riprendere la mia raccolta “Itinera”, nella versione della edizione Masso delle Fate (anno 2007)

e nella forma dell’e-book, edizione LaRecherche, Roma anno 2010 ( https://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=51 ), far riemergere dagli archivi del computer le fotografie e i disegni (di Enrico Guerrini) di viaggi, per comporre

il video “Itinera (in viaggio per le terre di Virgilio)”  che qui è unito: https://www.youtube.com/watch?v=wDK1bDZYDg4 .

Si è conclusa così una giornata particolare, per me preziosa, di viaggi e di attese, in mondi diversi, da quello della memoria a quello dell’attualità letteraria. La partenza, ancora, da un luogo a me caro, “la corte” della mia infanzia (“Itinera”, p. 16).

La corte

I viaggi di ogni tempo iniziano

dalla corte della mia infanzia,

magico quadrato di terra tra case

cadenti, chiuso da un cancello

di ferro aperto sul mondo.

.

Nel magico quadrato si scioglie

il racconto dei viaggi: affiorano

per primi i ricordi dei padri

di ritorno dalle guerre sofferte

in ogni parte del mondo.

.

Il racconto infinito si confonde

con i miti, le scoperte di Ulisse,

le spedizioni nel Bengala, all’isola

di Mompracem. Nella scatola

da scarpe, cartoline e foto sgualcite.

.

Con la scatola dei sogni in mano

ho superato il cancello di ferro.

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