La pietà per i naufragi dei migranti

“Stabat mater …” - Incontri per il “Navicello Etrusco”

img_20181127_204508 La Raccolta di poesia “Navicello Etrusco” di Roberto Mosi (Ed. Il Foglio, 2018) è stata in questi giorni al centro di due incontri. Il primo ha riguardato, domenica 25 novembre, il riconoscimento attribuito alla Raccolta in occasione del  Premio “Leandro Polverini”, ad Anzio: il terzo posto nell’ambito della “poesia Onirica”.

L’autore, ricordando la ricorrenza della giornata contro la violenza sulle donne, nella bella Sala delle Conferenze dell’Hotel Lido Garda di Anzio, ha presentato dal libro, la poesia “Velia” dedicata alla donna etrusca, secondo la tradizione, donna libera, non soggetta all’uomo, presente nella vita pubblica.

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Vivono nella luce le donne etrusche

libere nella vita della casa, delle città,

senza arrossire allo sguardo dell’uomo.

.

Veila, Velia, Velka

Ati, Culni, Larthia, nomi

incisi sugli specchi di bronzo.

.

Vino, musica, canti per la donna

distesa sul triclinio, accanto

al compagno, sotto lo stesso mantello.

.

Vesti preziose, fibbie d’oro, pettini

d’avorio giunti da terre lontane.

Per virtù, energia, ambizione.

.

Vi aspettiamo, sorelle etrusche,

nel nostro secolo, libere da ostacoli,

da violenze, maestre di vita, di libertà.

.

Il secondo incontro dedicato al “Navicello Etrusco”, ha avuto luogo a Firenze la sera del 25 novembre presso “Cirkoloco”, nell’edificio dell’ex-Fila, animato da frequenti eventi culturali e di intrattenimento. La serata ha avuto un carattere particolare, partecipato: dopo il video introduttivo ai luoghi della Raccolta ( si veda: https://www.youtube.com/watch?v=-dn2XMqax0E ) , alcuni soci del circolo hanno letto, le poesie che segnano la rotta del “Navicello” nello spazio - il mare etrusco di Populonia – e nel tempo, fino ai nostri giorni: Velia, Tagete, Turan dea dell’amore, Barbari, La strega di Baratti, Diciassette dadi, La Sterpaia ( e l’altoforno di Piombino), Tular Dardanium, Lampedusa.

Queste due ultime poesie sono dedicate, da un lato, all’eroe etrusco Dardano che secondo la leggenda attraversò con i compagni il Mediterraneo, in spirito di pace, per andare a fondare la città di Troia; dall’altro lato, alla pietà per la tragedia dei naufragi in mare, nei nostri giorni, dei migranti, unita alla evocazione del famoso lamento di Jacopone da Todi Stabat Mater.

La prima poesia Tular Dardanium:

Dardano partì dall’Etruria,

per fondare la città di Troia,

superò ogni confine

sulle rotte del Mediterraneo.

Piantò germogli di vita

fra popoli diversi sul mare,

scenario oggi di morte

dei migranti in fuga

dalla guerra, dalla fame.

L’eroe Dardano guida

ancora oltre i confini

il suo popolo

alla conquista della dignità,

sul mare in tempesta dell’utopia.

L’ultima poesia dedicata al recente naufragio nelle acque di Lampedusa:

Parte a mezzanotte il traghetto

da Trapani a Lampedusa

il mare dei 366 figli annegati

.

Stabat Mater dolorósa

iuxta crucem lacrimósa,

dum pendébat Fílius

.

Sono sul camion, giorni

da Tamara a Misurata

tempeste di sabbia, violenza

.

Eia, mater, fons amóris,

me sentíre vim dolóris

fac, ut tecum lúgeam

.

Sono sul barcone carico

da Misurata a Lampedusa

nafta paura fame

.

Fac me vere tecum flere,

Crucifíxo condolére

donec ego víxero

.

Sono nell’urlo dei disperati

sprofondo nell’acqua

conquisto il silenzio, la pace

.

Iuxta crucem tecum stare,

te libenter sociáre

in planctu desídero.

Il pittore Enrico Guerrini ha lavorato nel corso della serata, nello spirito evocato dalla poesia, al tema della pietà, partendo dalla ricerca sull’opera di Michelangiolo.

Dopo uno scambio di suggestioni ed emozioni con i soci riguardo ai temi introdotti nel corso dell’incontro, Mosi e Guerrini hanno annunziato che una nuova, prossima pubblicazione raccoglierà le immagini condivise con il pubblico, nel corso di questa serata e di precedenti incontri dedicati al viaggio “poetico” del Navicello Etrusco.

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