Il romanzo di Luigi Fontanella, l’America dei nostri emigrati

La recensione: “Il dio di New York”

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Il dio di New York

Romanzo
Luigi Fontanella
Passigli Editore

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Recensione di Roberto Mosi

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Ho ricevuto in dono, con grande piacere, l’ultimo libro dell’amico Luigi Fontanella e sono  rimasto colpito dalla dedica: “Augurandomi che questa storia ti possa appassionare così come ha appassionato me”. In effetti l’ho letto tutto d’un fiato e mi sono ritrovato profondamente coinvolto nella vicenda raccontata.

Il libro, fra narrazione e documento,  racconta la storia di Pasquale D’Angelo, un povero ragazzo abruzzese che emigra negli Stati Uniti con il padre e un gruppo di compaesani all’inizio del  Novecento. Terribile è l’incontro con la realtà americana e le condizioni durissime di lavoro: emarginazione, miseria, sfruttamento e, in alcuni casi, la morte. Anche se certi aspetti dell’emigrazione italiana di quell’epoca sono in parte noti, devo dire che sono rimasto colpito dalla narrazione drammatica, commovente ma mai retorica, attuale e coinvolgente riguardo agli attuali processi di migrazione dalle terre più povere del pianeta verso l’Italia e altri Paesi dell’Occidente.

In questo contesto di abbrutimento e di misera, Pasquale/Pascal trova nell’amore per la nuova lingua che è costretto a  imparare, nella passione per la letteratura e la poesia e, successivamente, nella scrittura, la via della sua affermazione personale di uomo e di poeta. Nelle pagine straordinarie, composte con profonda empatia umana e sapienza letteraria da Luigi Fontanella, prendono vita i luoghi dell’infanzia abruzzese – il paese di Introdacqua – i  luoghi del lavoro e la durissima fatica dello sterratore, emerge lo sguardo sorpreso  del giovane Pascal sulla città frenetica di New York, la passione per i luoghi della cultura a cominciare dalla Biblioteca della città, New York Public Library: magistrali sono le pagine che descrivono l’impatto con questo luogo che gli appare come la cattedrale della cultura e rifugio naturale dall’aggressione della vita quotidiana.

Come dicevo all’inizio, mi ha appassionato questo giovane che, pur di raggiungere il suo scopo: conoscere, scrivere, coltivare la poesia, compie enormi sacrifici, rinuncia agli affetti e vive in condizioni di povertà ed emarginazione. E’ un documento prezioso la lettera – riportata nel libro di Fontanella - che il 2 gennaio del 1922 Pascal, disperato, invia al direttore della rivista “The Nation”:

Io sono un uomo che arranca con fatica per emergere dal buio dell’ignoranza e portare il suo messaggio di fronte a un pubblico, di fronte a Voi …

Questa lettera è il grido di un’anima che si è arenata su lidi tenebrosi lungo il suo disperato viaggio verso la luce, verso un faro che le indichi la via per trovare un giusto riconoscimento, affinchè io possa vivere della mia arte …

Liberatemi dalle mie catene! Datemi un’opportunità prima che il freddo, la pioggia, la grandine e altre infinite sofferenze … Sono un misero bracciante, un manovale, ma anche un paladino della libertà …

Il libro di Luigi Fontanella appare come una straordinaria sinfonia musicale, ricca di tonalità e movimenti diversi, che arricchisce, sorprende e coinvolge. Risaltano, fra le note dello spartito, la sapienza della ricerca documentata e puntuale che dona pagine preziose alla storia dell’emigrazione italiana in America, l’umana sensibilità dell’autore, che da poeta, ci fa rivivere con emozione le passioni e le aspirazioni del protagonista Pascal. Penso che solo un poeta come Fontanella poteva ri-dare vita a questa straordinaria figura.

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3 Commenti

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