“Scrittura”: L’area di Broca, nn. 68-69

Presentazione di Mariella Bettarini: “Tutto è scrittura”

L’area di Broca

XXV-XXVI, 68-69, luglio ‘98 - giugno ‘99

Scrittura

INDICE
(Fare clic sui titoli sottolineati.)

CollaboratoriRedazione e informazioni

Mariella Bettarini, Tutto è scrittura
Gavino Angius, Tre poesie
Nadia Agustoni, Nei deserti
Anonimo, Esortativa
Fabrizio Bajec, Quattro poesie
Mariella Bettarini, D’amor-scrittura
Ylenia CanteIlo, Tre poesie
Sara Cerri, Dello stesso nome
Felice Conti, Due poesie
Francesco De Napoli, Due poesie
Gabriela Fantato, In forma di monologo…
Kiki Franceschi, A proposito di scrittura e di poesia
Rosa Foschi, Io sono, io suono…
Alessandro Franci, L’estate del ‘70
Alessandro Ghignoli, Ossatura d’un pensiero
Niccolò Landi, Posta
Gabriella Maleti, Lo scrittore
Sara Marabini, Leggevo i muri
Maria Pia Moschini, Ipotesi del quinto verso
Maria Pagnini, da La lupa
Michelangelo Pascale, Due poesie
Luca Maria Patella, Ventun popazzo
Gianna Pinotti, Scrittura bin-aria
Sileno Poli, …E non sai neanche intrecciare
Maria Pia Quintavalla, da Canzoni estreme
Aldo Remorini, Indeterminazione
Alessandro Serpieri, I pinguini della razza Imperatore
Silvano Zoi, La trama
Stefano Lanuzza, Lo scrittore del Manuale
Gu Cheng, Verme (tr. di Donatella Libani)
Eugenio De Andrade, Sillaba su sillaba (tr. di Alessandro Ghignoli)
Raymond Farina, Due poesie (tr. di Annick Farina)
Jean Portante, Tre poesie (tr. di Maria Luisa Caldognetto)
Mudroroo, Scrittura come sopravvivenza (tr. di Graziella Englaro)
Giovanni R. Ricci, Della scrittura creativa
Peter Russell, Scrittura
Pino Salice, Tre poesie

Per tutti i testi contenuti in questo fascicolo della rivista
© degli autori e dell’associazione culturale “L’Area di Broca”

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“L’area di Broca”, XXV-XXVI, 68-69, 1998-99 - Introduzione di Mariella Bettarini

SCRITTURA

“nei quaderni d’appunti
un mondo prende a dormire”
Paul Celan

“Si sospetta che ci sia un vizio nel comporre segni,
ma la mano li traccia come le hanno insegnato.
Dunque la si manda a scuola di macchie e scarabocchi.”
Czeslaw Milosz

“prendi la penna e impara a guardare”
Amelia Rosselli

Tutto è scrittura

Scrittura: un tema dei più semplici e faticosi, dei più tormentosi e complessi, dei più “naturali” e spiazzanti, dei più e inconsci, dei più solitari e sociali. Un tema che accompagna l’uomo e la donna sin dalle origini, quasi; dunque “da (quasi) sempre”, e che per sempre li accompagnerà, ci accompagnerà, sia pure in forme, modi e con strumenti tanto ampi e variati ed evolutivi. Un tema “definitorio”. Un tema, oltreché culturale (ed in quanto tale), storico e politico. Un tema (ed un problema) coniugato strettamente, di volta in volta, con elementi della natura minerale, vegetale, animale: tema (oltre che comunicativo, informativo, ideale, teoretico, ideologico, espressivo) certo scientifico, tecnico, fossero di volta in volta i suoi “arnesi” argilla, piombo, metalli, penne d’oca e di chi sa quali altri volatili, pergamene, rotoli, papiri, cortecce d’albero, terre, inchiostri, macchine manuali o ipermeccanizzate, elettriche o elettroniche, infinite miniere e maniere per alimentare (formare, informare, de-formare) di volta in volta generazioni, generazioni, generazioni di scriventi / leggenti, di lettori / scrittori e anche di coloro che non scrivono e di tutti coloro - e sono terribilmente decine e decine di milioni nel mondo - che non possono né leggere né scrivere: perché non sono alfabetizzati o - se lo sono - talora ne sono impediti da divieti e censure, e dunque scrivono (se scrivono) pena la morte: e questo sì che è coraggio e scrittura.                  Teste e testi comunque impegnate / impegnati su / da macchine e schermi, tastiere e display, penne e miseria, carenza di strumenti, di luoghi, di tempo; misteriosi / perigliosi / miracolosi (invadenti / invisibili) circuiti, sigle mortali / immortali attraverso paci belligeranti, guerre e paci ed almeno due vere e proprie rivoluzioni (con propri eroi, tirannicidi, vincitori e vinti): quella di Gutenberg e questa informatica, chi sa dove condotti (noi, uomini e donne) da Maestra Scrittura. Una scrittura nella quale - come in tutte le espressioni più fortemente umane - suo malgrado l’ex-ominide è coinvolto e spesso sconvolto, non potendo non comunicare ed esprimersi (in corpo, anima e cervello). Prima oralmente, poi per iscritto, poi sempre ancora oralmente, poi sempre più per iscritto (ove sappia scrivere e leggere): scrittura visibile e/o volatile: su carta o su supporto elettronico (ora gli scambi mondiali, Internet, l’E-mail), su plastica e stoffa, su magliette ed orari, su dizionari e codici, su volumi e diari, su giornali e gazzette, su ricette e breviari, su tomi ed opuscoli, su bollette e riviste, su manuali ed elenchi, su ordini e avvisi, su schede e su targhe, su manifesti e cartelli, su indirizzi ed insegne, su testamenti e testate, su testi e ipertesti… Sì, perché la scrittura ha a che vedere con tutto quanto l’uomo e la donna (e la natura tutta): vitale sogno e bisogno, espressione d’un’espressione, “forma” d’un “contenuto” (e d’una forma), frutto filiale di quell’”area di Broca”, ch’è - nel cervello - una delle sedi auree delle funzioni del linguaggio, matrice della scrittura.
Mentre le scritture sono quasi infinite (letterarie e legalitarie, religiose ed atee, storiche, scientifiche, tecniche, giornalistiche, burocratiche, formative, informative ed informatiche, filologiche e drammaturgiche, creative e teoriche, filosofiche e pratiche, primitive e avanzate, serie e facete, diaristiche e storiche, pubbliche e private e…), mentre
tutto è scrittura, oggi - tutti noi più o meno informatizzati, “standardizzati” - siamo più di prima scriventi / leggenti, invianti / riceventi scrittura.
E per uno scrivente / scrittore? Per lui - mentre vita è scrittura - scrittura è anche altro da sé, altro da lei (dalla vita), è forse ciò che della vita egli
non sa, non può, ciò che gli manca. E’ questo - in definitiva - il luogo della scrittura come letteratura: un luogo d’assenza. (Anche il luogo della massima invenzione e dunque ricerca, ri-trovamento).
Per uno scrivente / scrittore la maniera per fare di quest’assenza un pieno è lo stile. Solo con lo stile egli può tentare di raggiungere una relativa “pienezza”. Stile che crea la “finzione”, la letteratura, lo scarto rispetto alla norma, alla pura e semplice “realtà”. La letteratura, il suo stile, sono sovra-reali, surreali, “irreali”, più che reali. La scrittura - per chi la persegua davvero e totalmente - è, in definitiva, uno stile: uno stile d’arte. Uno stile di vita.

Mariella Bettarini

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