Mariagrazia Carraroli “Trittico”, Florence Art 2016

Nota critica di Roberto Mosi

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Raccolta poetica, Mariagrazia Carraroli, “Trittico”, Florence Art Edizioni 2016

Nota critica di Roberto Mosi

Completata la lettura della raccolta “Trittico” di Mariagrazia Carraroli, si rimane con il fiato sospeso, è come se il brano poetico/musicale avesse una pausa ma senti ancora la musica dopo un momento di silenzio, riprendi con una visione d’insieme, a sfogliare le pagine del “Trittico”, a cogliere il senso della musica madre, della musica amore, della musica maschera, della musica voce innocente della natura. Partecipi, in definitiva, all’idea che la morte stessa è solo una pausa, un momento di silenzio “in attesa” che la musica riprenda, si distenda nella tua mente , invada i tuoi sentimenti, superando il distacco, l’oblio, la follia.

Il testo poetico “Trittico” dà respiro, svolge con felice armonia questi motivi in un incontro magico fra poesia e musica, alla riscoperta di antiche origini comuni. Partendo da questa visione d’insieme, è affascinante soffermarsi sui singoli temi che partecipano a una composizione unitaria e animano le singole parti del “Trittico”, per guida lo sguardo poetico di Mariagrazia Carraroli, che illumina di nuova luce sentieri della tradizione musicale spesso frequentati e amati.

Seguiamo con trepidazione l’errare nella stagione invernale del viandante – “Suggestioni schubertiane”- cadenzato sul movimento poetico che sembra riecheggiare quello musicale in andamenti plurali, ascendenti e discendenti, di abbandoni e riprese, dove un motivo è introdotto, sviluppato, poi accantonato, variato e organizzato in una nuova emozione. La tua sensibilità ti porta oltre il testo poetico, incontri  la musica del pianoforte di Franz Schubert, senti le voci degli elementi, le creature viventi, l’urlo del vento, i rumori dell’animazione della città, della festa, i suoni sbiaditi della memoria. Il cammino del viandante è come segnato dal cielo stellato sopra di lui e dentro di lui.

Nella corsa delle nuvole

di fine estate

cerco pensieri esausti

di sole

in attesa delle precoci ore

del tramonto

per fermarmi nel luccichio

della prima stella

nel silenzio

della libellula intenta

a sostare.

Nella seconda parte del “Trittico” – “Clara Wiek Schumann –Per amore” – si rimane colpiti dalla forza della passione di Clara per la musica, dall’unione profonda che la stessa musica crea fra lei e Robert Schumann, dalla forza del suo amore per Robert fin dal primo incontro.

“Amami come sempre mi hai amato”

non era solo scritto sul diario

era l’invito del suo amare

e in quello respirava la mia vita

era l’appello cui rispondevo

con identico invito

spiando la risposta in apprensione.

Nella terza parte del “Trittico” – “Čajkovskiy Suite” – si partecipa al travagliato viaggio terreno di Pyotr Ilyich  Čajkovskiy , “Pietra e Fuoco/ il doppio nel nome”, la ricerca di un approdo di salvezza nella musica, sullo sfondo il paesaggio della terra delle origini, la Russia

Comporre,  lavorare.

Lavorare come il ciabattino

fa le scarpe.

Lavorare, comporre.

Perché la musica

è rivelazione

d’infinito.

Perché l’infinito

ci possiede

e ci libera.

Comporre, lavorare.

La ricerca, la sete d’infinito guida dunque il lavoro del compositore russo, un orizzonte che la parola musicale di Mariagrazia Carraroli ci fa apparire a portata di mano, come lo è stato per i personaggi ai quali ha dato un’anima e una sostanza poetica con la sua preziosa opera.

Roberto Mosi 1trittico2

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