G. S. Savino “Versi senza titolo”, Gazebo 2017

Recensione di Roberto Mosi

2017-03-04-000638 Giovanni Stefano Savino, “Versi senza titolo” (Anni solari XIII), Gazebo febbraio 2017

In copertina fotografia di Gabriella Maleti

La raccolta “Versi senza titolo” di Giovanni Stefano Savino, edita recentemente da Gazebo, si compone di 34 componimenti scanditi ognuno, con  regolarità, da nove versi endecasillabi, con una pausa fra l’ottavo e il nono verso. A questi si aggiunge, alla fine, una poesia brevissima, intensa, di due versi.

E’ una raccolta poetica preziosa, breve rispetto alle raccolte precedenti del poeta fiorentino, nato nel 1920, la tredicesima di una lunga serie iniziata quindici anni orsono con “Anni solari. Poesie scelte 1999-2002 (Gazebo, Firenze 2002).

Mi piace porre al centro della lettura di questo testo, il componimento XVII (pagina 21):

Un foglio in bianco mi rammenta il mare

a San Vincenzo, e sulla riva i gigli.

Non ho più nulla. Il passato mi torna

a frammenti, il rumore sulla strada,

la silenziosa morte della mamma,

ed io che dormo ai piedi del suo letto.

Mi resta ancora per poco una striscia

.

di sole e una lontana voce nuda.

Questa poesia ha un attacco fulminante, intenso per il richiamo al bianco del foglio e al mare di San Vincenzo e quindi al bianco – e al profumo - dei gigli che fioriscono sulla riva, al primo impennarsi delle onde di sabbia nelle dune coperte dal verde scuro della macchia mediterranea. Fra gli arbusti emerge qua e là, la meraviglia del bianco intenso dei gigli che fioriscono all’inizio dell’estate. A San Vincenzo, a nord e a sud del paese, si apre la distesa, a perdita d’occhio, delle spiagge e delle dune: un paesaggio unico che vive di una luce intensa, trasfigurata in una infinita serie di colori.

All’inizio della poesia si coglie dunque una sensazione forte, legata alla luce dell’estate sul mare; l’impianto poi della raccolta (ogni componimento formato da otto versi più uno) richiama l’infrangersi regolare delle onde sulla riva, in una giornata di calma: un’onda lunga sfrangiata di spume, seguita da un’onda piccola, un respiro e poi, di nuovo, il succedersi delle onde.

La luce del mare rimanda “ad una striscia di sole” del finale della poesia ora citata e ai ripetuti richiami, in altre parti della raccolta, ai raggi del sole che, improvvisi, invadono lo spazio di vita del poeta; in particolare, all’immagine del sole che brilla sulla superficie dell’acqua: “Splende nella conca il sole” (XVI).

Spesso si manifesta la presenza commossa, della madre legata a ricordi del passato: appare come la presenza silenziosa di un angelo pieno di tenero, luminoso conforto.

E’ possibile, poi, un’associazione immediata dell’acqua del mare con l’acqua del fiume della città del poeta, l’Arno, “Continua Arno la corsa sotto i ponti”(I), e con le passeggiate sul lungarno: “Santa Croce è lontana, ed il lungarno/ ed i lampioni e il ponte di ferro”(III) . Relegato in casa, nella solitudine del suo spazio di vita, afferma con tono mesto: “Ho perduto le vie della città, in cui vissi, ed il volto degli amici”(V).

L’abitazione di oggi, appare, d’altra parte, come il laboratorio dove Savino tesse, volgendosi al passato, la tela dei ricordi e fa balenare improvvise immagini legate al tempo dell’Attesa, con parole che schioccano come una frusta: “ e mi attende la buca di Trespiano” (XXXV). Viene alla mente la figura di Marcel Proust, relegato nella stanza foderata di sughero – nell’ “Arca di Noè”, afferma l’autore francese – per difendersi dai rumori del vicinato, mentre scrive, in maniera frenetica, le ultime pagine de La Recherche.

La casa dove vive Savino è separata dalla vita della città ma aperta alla luce (un motivo che ritorna), “Oggi comincio a scrivere con il sole / su un angolo alla porta della stanza” (III), ai rumori della vita, “E riconosco dai suoni la piazza,/ ed una mano amica attendo, ascolto,/  / il suono a me noto di campane”(XIII).

Si può affermare che la raccolta “Versi senza titolo”di Savino ci fa scorgere nel silenzio della sua casa, la presenza quotidiana della Poesia, compagna di grande conforto, che lo sostiene nelle ore del giorno, dal mattino alla sera, che lo porta a fermare sul “foglio bianco”, pensieri leggeri intrecciati ai  toni pensosi dell’Attesa. Noi ci sentiamo vicini alla sua Poesia, incantati, grati per il dono prezioso dei suoi versi.

Roberto Mosi 2017-03-04-000614

Tags: , , ,

Un Commento

  1. Mariella Bettarini ha scritto questo commento il 4 marzo 2017

    Grazie di cuore, caro Roberto, anche da parte dell’autore, del tuo ottimo commento al suo più recente libro, edito da Gazebo, dove l’amico Giovanni ha pubblicato tutti i suoi volumi di poesia (ben tredici!) ed uno di prosa.
    Un saluto caro e molti auguri da Mariella

Lascia il tuo commento

Il tuo indirizzo Email non sarà pubblicato. * Campi richiesti.

*
*

Le parole della poesia

Feed RSS

Iscriviti ai FEED RSS, sarai sempre aggiornato ...

Contatti

Scrivimi
Puoi scrivermi attraverso la pagina dei contatti oppure invia un E-mail a r.mosi@tin.it