“Il ritmo sopra a tutto”- Mostra a Montebeni: “Firenze, foto grafie”

La Mosta al Circolo La Montanina, via Montebeni 5, Fiesole, è aperta fino al mese dei gennaio

mostra-roberto-mosi-2016 Si è aperta il 3 dicembre alla Casa del Popolo “La Montanina”, via Montebeni 5 (Fiesole), la Mostra “Firenze, foto grafie”. La Mostra, che rimarrà aperta fino al prossimo mese di gennaio, presenta in forma d’Antologia sette anni di lavoro dedicato a riprendere i diversi volti della città, “con ritmo”, dalle colline alla periferia, al corso dell’Arno, al centro e alle vie della moda, ai vicoli dei quartieri storici. Prende vita una Firenze non da cartolina ma una città in carne e ossa, ricca di vita quotidiana, scoperta con lo sguardo curioso del flâneur, del fotografo-girovago che porta con sé, a tracolla, ogni volta che esce per le strade – come nel nostro caso - una Lumix e una Nokia D 70. Un grande quadro, nella Mostra, diviso in nove riquadri, riporta le locandine delle esposizioni, tenute presso librerie, biblioteche, gallerie fiorentine, che si sono succedute nel periodo dei sette anni sopra menzionato. 2016-12-03-133649

La Mostra, con il richiamo ad alcune poesie, dà il senso della ricerca, che Mosi ha sviluppato, attento a tutte le possibili consonanze, fra il campo letterario, della fotografia, del disegno. Una testimonianza di questo impegno è la pubblicazione proprio in questi giorni con le Edizioni Ladolfi, dell’Antologia “Poesie 2009-2016”. Merita ricordare che per la prossima presentazione di quest’Antologia, è stato curato un apposito video su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=FuSecM_Ox8E .

La Mostra è stata presentata del Presidente del Circolo “La Montanina”, nell’ambito di un’affollata Festa dell’Olio, dedicata alla scoperta dei migliori prodotti della zona. La prima parte della Mostra, che occupa un ampio spazio del salone per le feste, è dedicata ai Nonluoghi: la parola coniata da Marc Augè per gli spazi attraversati da folle d’individui, dove non si costruisce identità. Con la fotografia questi luoghi acquistano una qualche personalità, tracce di nuove socialità, fili di antiche memorie.

Le due parti successive riguardano le Periferie e i Cantieri, i luoghi oggi sconvolti dai lavori per la tranvia: la ripresa fotografica segue lo sguardo del passante, impegnato a superare marciapiedi dissestati e limitato dal sipario delle reti di recinzione. La Firenze del Mito è stata resa con le immagini di statue classiche, in posizione solenne al centro di paesaggi particolari e affascinanti.

L’attenzione si sofferma poi sul glamour scintillante della moda e delle griffe internazionali al cospetto delle antiche vestigia, come il Duomo e Palazzo Vecchio, che si riflettono nelle vetrine dei negozi: Firenze riflessa, Moda e oltre. Altri passaggi: Firenze dietro la facciata e Firenze calpestata, con personaggi sorpresi nella dinamica degli arti inferiori (il turista, i podisti, la studentessa, ecc.). “Una collezione di opere fotografiche che fa dello scatto digitale un’idea-immagine, un dispositivo di senso individuale e collettivo” (S. Ranzi, “Pegaso”, sett. 2014).

Il percorso della Mostra si termina con L’altra Florentia, con immagini legate alla Firenze della speranza per il futuro e ai suoi caratteri profondi, la geometria delle sue architetture rinascimentali e la bellezza di un paesaggio unico.

L’autore Roberto Mosi nel suo intervento all’inaugurazione, ha rilevato che la Mostra presenta passaggi legati alle sue poesie, che fanno parte dello stesso progetto creativo. Negli anni considerati dall’esposizione prende vita, d’altra parte, com’è stato detto, l’Antologia “Poesie 2009-2016” (G. Ladolfi Editore), che ha al centro sempre Firenze con il patrimonio di bellezze, di storia, di racconti mitici, di affetti. Insieme a questa coincidenza, è da sottolineare l’incontro con il “ritmo”, per un verso, della fotografia, per l’altro, della poesia. Il discorso si amplia all’incontro, nell’esperienza personale, con la pittura (il lavoro all’impronta con il pittore fiorentino Enrico Guerrini), con la grafica dei manifesti delle mostre realizzate nei sette anni, con la musica del flauto del compianto maestro Pier Luigi Mencarelli.

Il percorso che si segue con la Mostra de La Montanina – Casa del Popolo di Montebeni, è quello dell’incontro fra linguaggi diversi. La suggestione deriva dal poeta Franco Buffoni che ha curato la mostra in corso al MA*GA (Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea) di Gallarate: “IL RITMO SOPRA A TUTTO”, dedicata alla contaminazione fra i linguaggi, da quelli delle arti visive e della poesia.  Buffoni afferma che è interessato “dall’idea di coniugare l’arte figurativa con la poesia, trovando nel concetto di ritmo un denominatore comune». Nella mostra che significato assume la parola «ritmo»? «Il termine vale tanto per le arti figurative quanto per la poesia. Se il poeta trova il ritmo, trova il soggetto, cioè trova ciò che sta dicendo; se non lo trova, i versi che sta scrivendo non sono arte. Il ritmo è un fatto ancestrale, è il primo respiro dell’universo, come diceva Dylan Thomas».

Secondo questa visione, si può parlare di “ritmo” anche per la fotografia se, parafrasando, “il fotografo trova il ritmo”? E nella Mostra a La Montanina, emergono schegge di ritmo? Al visitatore “l’ardua sentenza”. 2016-12-03-223614

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