Il Progetto “L’Officina del Mito”

Il progetto, curato da Roberto Mosi, è stato presentato in occasione della Mostra “I Confini del Mito” alla Casa di Dante

folla

incontro

L’Officina del mito

1. I soci del Circolo degli Artisti hanno affrontato in varie occasioni il tema del mito dalle forme espressive, alla trasformazione dei linguaggi, alla storia delle culture approfondendone molteplici aspetti. Due in particolare possono essere posti in risalto, il racconto mitico che si origina nel passato remoto rivive oggi in forme rinnovate nelle nostre culture e le immagini e le narrazioni legate a esso danno vita in campo artistico a una forte espressività, “ci aiutano a liberare le energie racchiuse nel mito e a darne forma e significato all’oggi” (Walter Benjamin).
Gli argomenti legati al tema sono complessi e allo stesso tempo affascinanti. A questi è stato dedicato un importante appuntamento nella vita del Circolo, l’incontro del 14 giugno di quest’anno, coordinato da Andrea Simoncini, vice presidente, che ha proposto di dar vita a “un’officina d’idee per future mitiche mostre collettive”. Nella stessa occasione Silvia Ranzi ha richiamato una serie di “icone” capisaldi dell’immaginazione del mito nel campo dell’arte, Paolo Tranchina si è soffermato sul mito e il rapporto con la psicologia del profondo, Roberto Mosi ha ricordato il privilegio del poeta nel vedere “la realtà immutabile e permanente nascosta nelle pieghe del tempo”.
Presso la sede del Circolo degli Artisti sono state presentate, d’altra parte, negli ultimi tempi, raccolte di poesia sul mito e si è tenuto un incontro - perfomance sul mito e le maschere;  sono state realizzate le mostre di Roberto Orangi “Dal mito in poi” e di Marie Therese Joly, “Miti d’Europa”.

La Mostra

2. Sono presenti nella Mostra I Confini del Mito contributi di varia natura, pittura, scultura, video, fotografia, musica, opere a stampa. Questi contributi si propongono di ricercare “i confini” fra i diversi racconti del mito, le loro origini e la loro natura, evidenziare le differenze nel tempo e nello spazio, cogliere profili di continuità e di discontinuità fra il mondo dei diversi miti, porre in risalto le possibilità interpretative del presente offerte dai differenti racconti mitici. Si evidenziano quindi il ruolo della ricerca e dell’espressività dell’arte e le capacità degli artisti di intessere trame di dialogo per promuovere empatie e conoscenze, per superare i drammatici “confini” della nostra epoca fra i popoli e i loro miti.

Il mito narra

3. Il mito narra eventi che non sono mai accaduti ma che sempre “sono” non nella realtà della storia ma nella realtà delle parole e dei segni che usiamo per costruire possibili orizzonti di senso. E’ un percorso del pensiero che ci porta a non relegare il mito in una dimensione arcaica; al contrario, il mito è, per così dire, declinato al futuro. “Se ne può appropriare o riappropriare solo chi disponga di grande consapevolezza critica e di altrettanto grande fantasia creativa” (Sergio Givone, Il mito oggi, in “Mito e contemporaneità”, Pendragon 2007). Si ritiene che questa sia una competenza tipica dell’artista.
L’uomo contemporaneo è come chiamato a un’impresa: deve imparare, per dirla con le parole di Nietzsche, a “sognare sapendo di sognare”, è in questa ricerca che possono essere liberate le energie potenzialmente racchiuse nel mito.
E’ perenne il mito rispetto allo scorrere continuo e implacabile della storia e del suo corso transitorio, legato alla realtà dell’attimo vissuto. Per questo motivo l’arte, ricercando l’eternità, invoca il privilegio di non passare invano, di permanere, di conservarsi nello stato di possibile non-mortalità per opera dei suoi valori formali e dei suoi contenuti condivisi.
Può apparire che il tempo del mito sia immobile e dunque che la sfera del mito valga l’eternità. Anche se il tempo del mito è effettivamente immobile, esiste nella sua percezione una sensazione di contemporaneità.
In questo tentativo di trasformare in realtà di oggi, l’istante eternizzato del mito, risiede il merito principale della rilettura in chiave moderna dei miti. Si tratta, in sostanza, di trasformare ciò che è acquisito come nucleo di un mito – il culto di Diana, la vicenda di Orfeo ed Euridice o i miti degli antichi Etruschi o il mito della Sfinge, ad esempio – in dato comprensibile con la percezione di oggi e usarlo non tanto come simbolo di “un passato che non passa” quanto come metafora del presente.

Così come ci si può avviare sui percorsi del mito greco - arcaico allo stesso modo si può ritrovare nella poesia antica e in altre mitologie diverse da quella classica (quella nordica, ad esempio, di wagneriana ossessione) uno spunto di una riflessione che sappia parlare all’uomo di oggi.

L’eroe raggiunge

la reggia nel sonno.

Penelope dorme stizzita,

solo Arturo saluta
il ritorno, la coda ritta.

L’erore guarda la posta,

pone in ordine le armi

si stende sul letto.

Il risveglio è vicino.

Ogni sera Ulisse

torna a Itaca”

R. Mosi, Antologia Poesie 2009-2016

Ulisse
4. Ricordiamo, per proporre un esempio, che assistiamo spesso alla rivisitazione del mito di Ulisse, da molteplici versanti. Uno di questi è il desiderio profondo del ritorno a Itaca.

Anche nell’età postmoderna delle comunicazioni di massa e dei trasporti ultraveloci, Ulisse è sempre lo stesso. Tornare a casa è il suo mestiere come nel poema di Omero, solo che qui usa strumenti diversi dall’eroe antico ma con desideri e ambizioni antiche. E’ questo uno dei possibili progetti di rilettura della temporalità del presente che si riannoda al suo sostrato più profondo e alla sua valenza non eludibile di richiamo al passato remoto.
La Mostra collettiva I Confini del Mondo prodotta dalla “Officina sul mito” aperta presso il Circolo degli Artisti di Firenze, invita il visitatore al dialogo con i “progetti di rilettura del mito” proposti dagli artisti, a porre domande più che ricercare risposte, a interrogare il mito stesso oltre i confini dell’apparire.

Roberto Mosi          in-attesa-del-ritorno-di-ulisse-ii

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