Proust e Firenze, “il viaggio del sogno negato”

“Per farli rinascere non ebbi che da pronunciare quei nomi: Balbec, Venezia, Firenze … “

a9 Il compleanno di Marcel Proust, a centoquarantacinque anni dalla nascita (10 luglio), è stato ricordato quest’anno dalle edizioni www.laRecherche.it, con un e-Book dedicato ai “Treni”. Nell’invito rivolto agli autori si affermava:   “mentre il tempo aveva iniziato a correre a velocità via via più folle verso quella che ricorderemo come modernità, Proust si chiuse nella sua stanza ..  Quante volte Proust ha compulsato freneticamente gli orari dei treni immaginando così di poter raggiungere, se solo ne avesse avuto la volontà o la forza, la persona amata. E quante altre è salito su di una confortevole carrozza ferroviaria per lasciarsi trasportare verso i suoi sogni, i suoi desideri …” . Fra le diverse sezioni proposte intorno al tema, abbiamo scelto per il nostro contributo in versi – che riportiamo di seguito con il titolo “L’ansimare della locomotiva”, in ricordo della malattia, l’asma, che perseguitava lo scrittore francese  – la sezione dedicata a “ Il viaggio del sogno negato: Firenze”, con il richiamo all’ultima parte del libro “Dalla parte di Swann”, dal titolo “Nomi di paesi: il nome”:  “Per farli rinascere non ebbi che da pronunciare quei nomi: Balbec, Venezia, Firenze all’interno dei quali aveva finito per accumularsi il desiderio che mi avevano ispirato i luoghi che designavano”. I disegni sono di Enrico Guerrini. a3a1

L’ansimare della locomotiva

Flora, Fiore, Fiorenza

il nome della città profuma

suona dolce al centro

d’incantevoli frasi musicali

sussurrarlo rende felici

nei tempi più grigi

squarcia le visioni più cupe

coagulate da tempeste invernali. a4

Il nome inzuppato di sogni

profuma di gigli, accende

una calda luce al centro

del futuro immaginato

all’arrivo della primavera

sul grigiore freddo di Parigi.

Si lega all’arte nuova

di Giotto, i disegni scanditi

da raffinate architetture

da figure vive di colori.  a5

Da Venezia il viaggio

per conquistare la visione

di Santa Maria del Fiore

dopo un percorso di nomi

in sequenza lunghi, brevi a60

sordi, sonori, capaci

di accogliere immagini

accendere passioni. a7

Il convoglio disegnato

sulle rèclames lascia

Santa Lucia alle cinque

della sera, sarà a Firenze

la mattina di Pasqua.

Ansima la locomotiva

come l’aria nel mio petto

nella pianura fra campi

di maggese e filari di viti.

Padova, un accento forte

sulla prima sillaba per l’incontro

sognato con la Cappella

dell’Arena, la vertiginosa

visione spaziale di Giotto.

Bologna annuncia nell’acquoso

nome la Maestà del Polittico

per Santa Maria degli Angeli,

la provvista dell’acqua

per la locomotiva risonante

del vapore bianco sbuffante

dai cilindri, la faticosa salita

alle gallerie nei monti,

lo stridio delle ruote di ferro

acceso di scintille di fuoco

nella discesa alla valle dell’Arno.

La locomotiva corre

a briglie sciolte, sullo sfondo

la maestà della Cupola,

Santa Maria del Fiore,

corolla divina fiorita

fra lo splendore delle colline.

I campi profumano di gigli a81

anemoni ai piedi degli umili ulivi,

sulle colline di Fiesole, del Pian

dei Giullari, di San Miniato.

Mi aspettano il Ponte Vecchio

le sponde stracolme di giunchiglie

narcisi e anemoni, la colazione

con frutta e vino del Chianti,

l’arte di Giotto, il Campanile

gli affreschi di Santa Croce

il Crocifisso di Ognissanti.

Il futuro immaginato

prende vita, la valigia pronta

ai miei piedi, mi esalta,

ansimo, l’oppressione dell’asma,

sono leggero, brividi

di febbre: la mongolfiera

si alza, raggiunge la Cupola

di Santa Maria del Fiore,

si alza ancora, scompare

Flora, Fiore, Fiorenza.a91

Roberto Mosi, L’ansimare della locomotiva, in AA. VV. (a cura di Giuliano Brenna e Roberto Maggiani), Treni, www.laRecherche.it , n. 162, Roma 2016, pagg. 122-125.

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