“Il giullare fotografo e poeta”

“Le aree semantiche della poesia sono interconnesse all’attività di fotografo che da anni svolge con interesse artistico ed intento documentaristico …” (Silvia Ranzi, Casa di Dante 2 marzo 2016)

giullare-poeta1 CONFRONTI FOTOGRAFICI   E VERSI LIRICI DI ROBERTO MOSI

Attraverso le piazze / cammino per le vie / cerco pagine di storia / raccolgo immagini.

Per segnalibro / l’idea della bellezza.

( da “ Fiorenza”, Silloge “ Concerto”)

LA PAROLA POETICA VA IN SCENA

Dipingo con la parola / per pennello la parola / per trama la tela della parola /

per colore il suono della parola.

(  da “ Il lavoro del poeta”, Silloge “ La vita fa rumore”)

MOSTRA ANTOLOGICA :   “ FIRENZE, foto Grafie”

ROBERTO MOSI è scrittore e poeta affermato, prolifico e fecondo operatore culturale, con all’attivo numerose Raccolte poetiche che contraddistinguono il suo itinerario lirico-contenustico nella dialettica tra passato e presente, introspezione  e memoria storica, cultura del territorio ed indagine sociale, vena ludica ed onirica.

Le aree semantiche della poesia sono interconnesse all’attività di Fotografo che da anni svolge con interesse artistico ed intento documentaristico, realizzando cicli macrotematici che attestano un reportage originale dalle inconsuete inquadrature per le “narrazioni visive” perseguite, legate all’amata città di Firenze.

Nell’evento performativo “ La fotografia alla scoperta della città”- Incontro con “Giullari” e “Tarocchi” ( 2 marzo 2016, presso  la Società di Belle Arti - Circolo degli Artisti “ Casa di Dante”)  il pubblico ha assistito ad una vivace interdipendenza fra le Arti secondo una contaminazione di linguaggi di cui Roberto Mosi è stato il sapiente regista, insieme all’esibizione degli amici più stretti: l’artista e scenografo Enrico Guerrini, autore di disegni a carboncino dal vivo e l’attore Renato Simoni con un canto in Ottava rima.  La sinestesia fra Arti pittoriche e declamatorie   ha evocato i percorsi  della Mostra antologica  nelle sue vivide SEZIONI, secondo un andamento circolare sugli scenari della città del Giglio che dalle colline si dilata alle periferie per raggiungere il Centro storico identitario nelle significative parole dello storico Pier Francesco Listri “Ragione e bellezza, misura di idee e cose”, “ Città di pietra e di compasso” :  NONLUOGHI, PERIFERIE, CANTIERI, MITO, FIRENZE RIFLESSA, MODA, FIRENZE CALPESTATA, DIETRO LA FACCIATA, L’ALTRA FLORENTIA.

I racconti fotografici attestano  soggetti  ricercati nella messa a fuoco, inusuali angolazioni, scorci ascensionali, vedute panoramiche, dettagli, inedite visioni di una città amata per storia ed unicità, tra realtà ed utopia, nelle riflessioni iconiche di una coscienza valoriale che si interroga sul profilo antropologico dell’uomo del III° millennio: alle vedute turistiche e monumentali rivisitate fanno da controcanto periferie assorte, dilatate prospettive di stazioni ferroviarie, sottopassaggi pedonali nella provocazione-magia della Street Art, antidoto alla massificazione.

PAROLE CHIAVE DELLA POETICA esplorativa

di ROBERTO MOSI

Giullare mediatore di  MEMORIA STORICA COLLETTIVA .

E’ andato in scena il dialogo tra storicità ed attualità, nell’apprezzamento prioritario ed incondizionato per le geometrie monumentali Rinascimentali nella rinomata mappa viaria cittadina, impreziosita da varianti di ricerca visiva quali:  il Mito ed il suo valore simbolico-archetipico nei corredi scultorei; la postmodernità tra identità ed omologazione; società liquida ed eterno presente nell’alternanza tra reale e virtuale; le solitudini multiple; luoghi e non luoghi sulla scia delle ricerche sociologiche di Marc Augè; civiltà ed inciviltà; la città nascosta da riscoprire; la città-icona della moda nel mondo con le sue griffes prestigiose; il volto attuale tra i cantieri di un rinnovato inurbamento che incalza tra contraddizioni, imperiose trasformazioni, nuove dinamiche di mercato, precariato e povertà emergenti.

In questo happening lirico Roberto Mosi si è calato nei panni del Giullare o cantastorie postmoderno, interclassista, depositario e paladino di cultura popolare, narratore e menestrello, interloquendo con un tempo di transizione come il Medioevo che nonostante le sue contraddizioni incuba, a partire dalla sua eredità romanico-gotica, i fermenti verso quella Rinascita umanistica, quattrocentesca e cinquecentesca, di un Antropocentrismo riscoperto su nuovi fondamenti etici e sociali dalle universali istanze filosofiche, sincretiche e scientifiche: MISTICISMO RAZIONALISTICO FIORENTINO sostenuto dal NEOPLATONISMO di MARSILIO FICINO che si autorappresenta nel MANIFESTO PROGRAMMATICO DEL BELLO IDEALE: “LA PRIMAVERA” DEL BOTTICCELLI, rispecchiandosi nelle parole del poeta:

L’Alba si annuncia./C’è ancora il tempo per intrecciare una danza, /per invitare Mercurio/ a rinnovare il rito/ per un nuovo Rinascimento.

Silloge-sezione:  “ Concerto per Flora ”.

I TAROCCHI nel loro gioco cartomantico tra il divinatorio ed il faceto ravvivano la drammaturgia visiva e performativa dagli accenti popolareschi, contribuendo con le figurazioni  emblematiche e pittoresche ad incontrare gli astanti  sul piano ironico ed aggregativo sui valori esperienziali e goliardici di  chi si interroga sull’oggi per darsi risposte, individuare piste di senso e rendere solidali gli atti di ciascuno nell’ ordinarietà e straordinarietà del vivere. giullare-pittore

i Tarocchi nelle serate a corte, ai tempi del ‘500, venivano usati come giochi di abilità verbale: si utilizzavano le figure per comporre frasi e motti, alla guisa di sonetti o poesie comiche, satiriche, mordaci .

La declamazione di strofe in “ottava rima”- 8 endecasillabi, di cui i primi a rima alterna e due a rima baciata -  ci immette nell’atmosfera della cultura dell’oralità del sec. XIII°, fase inaugurale quale metro della poesia “narrativa” che poi assurge a dignità letteraria, dai cantari trecenteschi ai poemetti del Boccaccio, presente nei poemi cavallereschi francesi e franco-taliani ai testi del Boiardo, dell’Ariosto ed  del Tasso.

In Toscana l’OTTAVA  RIMA sopravvive ancora oggi nella Manifestazione che ha luogo a Ribolla (Grosseto) negli “Incontri di Poesia Estemporanea”utilizzata dai poeti improvvisatori come metro per i loro “contrasti” (gare di versi improvvisati): vere e propri sfide.

Firenze  dunque è al centro dell’interesse del poeta- fotografo:  ne celebra la sua  “Vocazione di luogo fertile di idee”, come lui stesso afferma nella prefazione alla silloge “Florentia”:“ Rifuggo da un atteggiamento di semplice godimento estetico del patrimonio che abbiamo avuto in eredità . Mi piace pensare all’idea della bellezza come luogo d’incontro, come laboratorio nel quale gli infiniti punti di vista delle culture di popoli, delle forme d’arte dialoghino fra loro…”

E’ il caso di affermare che tra Artisti della visone c’è una sintonia di intenti che rende ragione di ogni ricerca espressiva, accomunando Roberto Mosi ad altri  esponenti dell’Arte fotografica nella sua genesi ispirativa:

“IL DESIDERIO DI SCOPRIRE , LA VOGLIA DI EMOZIONARE, IL GUSTO DI CATTURARE: TRE CONCETTI CHE RIASSUMONO L’ARTE DELLA FOTOGRAFIA”  Helmut Newton

“ A VOLTE C’E’ UN’UNICA IMMAGINE LA CUI STRUTTURA COMPOSITIVA HA UN TALE VIGORE ED UNA TALE RICCHEZZA ED IL CUI CONTENUTO IRRADIA A TAL PUNTO AL DI FUORI DI ESSA CHE QUESTA SINGOLA IMMAGINE E’ IN SE’ UN’INTERA NARRAZIONE”  Henri Cartier Bresson, fotografo francese di fama mondiale, pioniere del fotogiornalismo del ‘900 che si è meritato l’appellativo di “Occhio del secolo”.

SILVIA RANZI,   Marzo 2016

Tags: , , ,

Lascia il tuo commento

Il tuo indirizzo Email non sarà pubblicato. * Campi richiesti.

*
*

Le parole della poesia

Feed RSS

Iscriviti ai FEED RSS, sarai sempre aggiornato ...

Contatti

Scrivimi
Puoi scrivermi attraverso la pagina dei contatti oppure invia un E-mail a r.mosi@tin.it