“Evviva, la poesia è viva”, “La Lettura” del Corriere della Sera

Non è vero che la poesia italiana abbia perso utilità o capacità di comunicare

“Pochi la leggono, ma non si fa che parlare di poesia. Spesso per intonarne il coro funebre. E’ un vecchio vizio italiano. Negli anni pari si dà per morto il romanzo, nei dispari scocca l’ora della poesia. La discussione, nei mesi scorsi, si è aperta con il timore che una delle collane storiche, lo Specchio, sia destinata all’estinzione dopo l’uscita forzata, dalla Mondadori, del suo editor interno, Antonio Riccardi.

L’annuncio è stato dato sull’Avvenire da Alessandro Zaccuri, che lamentava il tramonto di un filone editoriale illustre, alle cui cure, nei decenni scorsi, sono stati chiamati personaggi del calibro di Vittorio Sereni, Attilio Bertolucci, Giovanni Raboni, tutti poeti in proprio ma funzionari o consulenti sensibilissimi alle nuove tendenze letterario-editoriali. All’articolo di Zaccuri sono seguiti interventi pro e contro la “resistenza” della poesia, scritti da Pietrangelo Buttafuoco, Alfonso Berardinelli, Andrea Cortellessa, Gilda Policastro e altri. Tema del contendere: è la poesia d’oggi che non vale e non riesce a comunicare ( Berardinelli) o è l’editoria che si disinteressa a un genere letterario ancora molto vitale ma escluso dal mercato (Cortellessa) ? La poesia deve difendersi da sola o va aiutata come una specie protetta a beneficio dell’intero ecosistema?

E’ indiscutibile che in questi anni molte delle collane più significative sono andate morendo: …

Il fatto è che parlando di poesia si finisce spesso per rimanere impigliati nei luoghi comuni. Intano è vero che i versi non vendono? Sì e no. A sentire Mauro Bersani editor della Einaudi, i numeri non sono così scontati: “C’è un filone fortunato che è quello legato alla ricerca spirituale di matrice anche laica che si fa apprezzare dal pubblico”. …

(Per Enrico Testa:) “Non è un fatto di leggibilità, se qualcosa è cambiato, dagli anni ‘90, è che non valgono più i vecchi parametri di giudizio e di lettura, non si può più parlare di lirismo né di volontà antilirica. Non credo che la poesia italiana abbia perso utilità o capacità di comunicare , sono convinto che resti un elemento di civiltà, un punto di critica che riesce anche a farsi invenzione di una lingua, di un ritmo, di un pensiero. Dove altro si può trovare questa capacità di integrare contraddizioni così vitali, in cui il ritmo venga messo in sintonia con un pensiero non necessariamente logico?”  (…)

Da La Lettura, Corriere della Sera - 9 agosto 2015

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