“Firenze /Geometria”: la riflessione di Silvia Ranzi, critico d’arte

La riflessione parte dalla Raccolta “Florentia”, nella quale “Roberto Mosi, “viaggiatore lirico del tempo e dello spazio”, si appella alla scoperta della “geometria” quale fiore all’occhiello del Rinascimento”.

florentia

L’immagine fotografica della Chiesa di S.Spirito sulla copertina della silloge “Florentia”, scattata dall’autore in uno scorcio da sotto in sù nelle sue armoniose volute settecentesche, ricorda nella sua interna planimetria l’opera del genio fiorentino Filippo Brunelleschi, coniugando il classicimo armonico di stampo umanistico-rinascimentale con gli umori della Firenze popolare dell’Oltrano, artigiana, sede di storiche botteghe, per commemorare nella sua piazza episodi di un passato recente che verte sulla liberazione dal Nazifascismo.

Roberto Mosi, “viaggiatore lirico del tempo e dello spazio”, nel verseggiare si appella alla scoperta della “geometria” quale fiore all’occhiello del Rinascimento fiorentino nella direzione di un antropocentrismo che si propone nel Quattrocento di disegnare e dominare la ricerca spaziale e l’edificazione monumentale secondo quei valori laici di un umanesimo che riscopre le fonti classiche antiche verso nuovi ideali della Firenze medicea nel segno del decoro, dell’eleganza, della proporzione, per esaltare nell’uomo la dignità di artefice e protagonista dello spazio urbano.

Filippo Brunelleschi, Donatello e Masaccio furono i massimi artefici dello straordinario rinnovamento artistico che si verificò a Firenze nei primi decenni del Quattrocento.

F.Brunelleschi fu l’ideatore della Prospettiva geometrica, la teorizzazione del metodo spetta a Leon Battista Alberti che nel trattato “De Pictura” (1435), rivolto ai pittori afferma: “ il quadro è un’intersezione piana della piramide viviva”.
L’applicazione della prospettiva geometrica consentiva una rappresentazione coerente e rigorosamente unitaria, diversa da quella analitica e ascensionale del Gotico internazionale, verso l’attuazione di precisi rapporti proporzionali entro uno spazio razionale.

La prospettiva rinascimentale in altri termini non veniva usata come occhio indiscriminato che raccoglieva tutto nel suo raggio visuale, ma come “occhio della mente” che operava un preciso controllo del reale, presupponendo uno spazio costante, omogeneo.

Nell’applicarla, gli artisti non imitavano il mondo sensibile riproducendo tutti gli aspetti che rientravano nell’ossevazione empirica, ma strutturavano le loro composizioni compiendo una selezione ideale per obbedire a quella volontà di organizzare il mondo secondo il domino della ragione che era uno dei caratteri distintivi del Rinascimento: dunque una forma simbolica di appropriazione dello spazio verso nuovi linguaggi visivi e costruttivi.

La prospettiva, oggetto di ardite speculazioni, trovò in Piero della Francesca un illuminato assertore nel suo trattato “De Perspectiva pingendi” (1470-90ca.), sviluppando in senso matematico il metodo albertiano della costruzione legittima.
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Brunelleschi, che inaugurò una nuova figura di architetto-ideatore non più solo capomastro, ma unico responsabile del progetto e dirigente delle maestranze, si è distinto nell’edificazione della cupola ogivale di S.Maria del Fiore per il metodo rivoluzionario di impalcature mobili infisse nella struttura muraria a doppia calotta, portate in alto via via che la costruzione si ergeva al vertice.
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La cupola apparentemente archiacuta, con i suoi embrici a spicchio, suggerisce uno slancio verso l’alto rispondente alla forma armonica di un organismo concluso ed equilibrato.

Un’architettura modulare quella del Brunelleschi che supera la tradizione gotica di uno spazio architettonico idefinibile o illimitato verso uno spazio misurato matematicamente: la proporzione diviene rivelatrice di bellezza sull’esempio degli edifici classici antichi.

Gli stessi interni rispondono a questo principio: controllo dell’ornamentazione ed il ricorso ad una cromia limitata al bianco e grigio; membrature in pietra serena grigia, disegnate come linee sulle superfici intonacate, delimitano spazi corrispondenti a figure geometriche regolari.
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L’Alberti ammirando il profilo della cupola nella vallata, afferma:
“Ampla da coprire chon sua ombra tuti i popoli toscani” ,
con una forma così esatta e calcolata che rimane, a qualsiasi distanza una figura perfettamente individuabile in armonia con il contesto urbano ed il paesaggio circostante, tanto che scrive Vasari:
“ i monti intorno a Firenze paiono simili a lei”.

Silvia Ranzi

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