“Aquiloni” e la rivista “Il Segnale”

“Come il respiro per la vita, gli aquiloni abitano questo cielo.”

Pensate a un cielo blu trasparente, alto sul finire del giorno, immenso e lavato dal temporale ormai alle spalle. Pensate a questo cielo di fine estate e pensate a qualcosa che ha il diritto di starci, più di ogni altro oggetto al mondo, in questo luogo dal confine non definito.

Come il respiro per la vita, gli aquiloni abitano questo cielo. Gli aquiloni vibrano d’aria grassa e colore: sono come rappresentazione della poesia. Un’esistenza che accomuna l’uomo – che ha già lasciato alle spalle buona parte del suo cammino – e la bambina – che ha appena iniziato i suoi passi in direzione dell’avvenire.

“Ri-nascere e nascere”: questa la vera bellezza dei versi che Roberto Mosi utilizza come colla tenace e discreta e far volare i suoi aquiloni. Due entità distinte (e già essenziali per proprio conto) che si fondono come elementi necessari e integranti di un unico fiore. Questa l’essenza che si regge sul filo dei versi. L’esistenza dell’uomo quasi mai concede una seconda chance, ma l’arrivo di una nuova vita, nell’arco degli affetti più intensi, trasforma anche il tempo consumato in una nuova opportunità. Così la Ri-nascita, anche se non sarà più nuova scoperta, legherà ancora nuovi passi, forse un po’ più affaticati, nello spazio misurato dalla bambina: “Con le mani sospese / misuri il tuo spazio” (pag. 13). L’affanno si trasforma in respiro e, ancor di più, si cementa in ricordo da raccontare ai nipoti. Allora è meglio scriverli, anche in forma di poesia – “io sono un punto, / la testa rapata su due grandi occhi celesti” (pag. 57) – per rendere all’uomo la certezza del suo momento e per certificare alla bambina la base del suo passato per il suo futuro.

E la nascita? La nascita sarà terra da scoprire! “Marta ha scoperto / la sua ombra / corre qua, corre là / l’ombra la segue, / alza un braccio, l’altro / saluta i riflessi nella sabbia” (pag. 62). Questa nascita è tanto preziosa che, al momento solenne del suo annuncio, anche la paura della morte si trasforma in prospettiva migliore: “si alzino i calici di vino dorato / il colloquio con i nostri morti / diventi dolce e sommesso” (pag. 12).

In quest’annuncio benedetto dalla luna – “Quando sei nata / c’era una falce / di luna calante” (pag.10) – c’è quasi “il ritorno del figliol prodigo”, l’estasi di ritrovare un’emozione che si pensava smarrita. Ma come in tutte le cose, succede che se esiste una parte, si deve dare lo spazio necessario anche a quell’altra, al suo opposto. Così, la gioia feroce che irrompe con la nuova vita, pretende un pizzico di amarezza, un sacrificio (quasi necessario) per affermarsi. E, come in tutte le cose, è la parte più debole a soccombere. Così la “Bottega della poesia” (p. 41), quale luogo in assoluto più adatto dove il poeta adagia la fragilità dell’esistenza, deve lasciare spazio alla modernità del commercio e del profitto in un delirio che urla al mondo: “meglio le borse in pelle che il respiro dell’emozione sulla pelle”.

Quando tutto sembra perduto, Roberto Mosi ci rende partecipe di una verità fondamentale che tutti noi conosciamo: una verità che appare banale come una filastrocca – “Topolino topolino / cosa fai nel mio giardino? /Colgo un fiore! / E se t’acchiappo? / Io scappo! / (p. 49) – ma ha la potenza dell’assoluto. Una verità che afferma che saranno i bambini a salvare il mondo, forse con il semplice volo degli aquiloni.
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Aquiloni di R.Mosi
Edizioni Il Foglio, Piombino (Li) 2010
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Aquiloni
eBook www.larecherche.it , Libri Liberi
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Recensione di Adriano Rizzo
Rivista “Il Segnale” n. 89, pp. 72-73

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