Tagete

“Ho sentito un gemito dal trattore.
Dal solco appena scavato,
si sono alzate zolle di terra …”

“Ho sentito un gemito dal trattore.
Dal solco appena scavato,
si sono alzate zolle di terra,
è comparsa una testa ricciuta”.
Fatima stringe il neonato
al petto, muove lieve le braccia.

Occhi di meraviglia intorno,
occhi inquieti che chiedono.
Scattano i flash degli obiettivi,
ronzio continuo di telecamere.
Il bambino ora alza la testa,
sorride e parla, parla!

“Sono Tagete, figlio di Genio
e di Terra. Sono venuto fra voi
per mostrare i segni del Cielo.”
Racconta per ore. Si allontana
poi fra i solchi, verso Populonia,
scompare fra le zolle brune.

Nella valle scende il silenzio
la folla si disperde, pensosa.
Fatima è sola. Un’ora
di lavoro prima del tramonto.
Si aggiusta il velo, avvia
il trattore, Massey Ferguson.
.
“Lo spunto per la poesia Tagete è ripreso dal libro di Cicerone sulla “Divinazione”, dove si parla della nascita di Tagete, il padre degli dei del popolo etrusco, un bambino che nasce dalle zolle di un campo sotto gli occhi stupefatti di un contadino che sta arando”.
(VII - Reading 10 gennaio 2010, Salone delle Feste del Palazzo Bastogi, Consiglio Regionale. Firenze).
“Tagete” dalla raccolta: “Luoghi del mito”.

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